— Chi siete voi! chi siete voi! gridò egli giungendo le mani; siete voi un angelo ovvero un demonio? vi chiamate voi Eloa o Astart?
— Non mi hai tu ancora riconosciuta Felton? io non sono nè un angelo nè un demonio; io sono una figlia della terra, io sono una sorella della credenza, ecco tutto.
— Sì, sì, disse Felton, io ne dubitava ancora, ma adesso lo credo.
— Tu credi, e frattanto sei complice di questo figlio di Belial che si chiama lord de Winter! tu credi, e frattanto mi lasci nelle mani dei miei nemici, del nemico dell'Inghilterra, del nemico di Dio! tu credi, e frattanto mi abbandoni a colui che riempie e lorda il mondo colle sue eresie e col libertinaggio, a questo infame Sardanapalo che i ciechi chiamano il duca di Buckingham e che i credenti chiamano l'Anticristo!
— Io, abbandonarvi a Buckingham, io! che dite voi mai?
— Essi avranno gli occhi, gridò milady, e non vedranno, essi avranno orecchi e non udiranno.
— Sì, sì, disse Felton passando le sue mani sulla sua fronte coperta di sudore, come per strappare il suo ultimo dubbio, sì, io riconosco la voce che mi parla nei miei sogni, sì, io riconosco i lineamenti dell'angelo che mi appare ogni notte, gridando all'anima mia che non può dormire: «colpisci, salva l'Inghilterra, salva te stesso perchè tu morrai senza aver disarmato Dio!» parla, parla! gridò Felton, ora io posso comprenderti.
Un lampo di gioia terribile, ma rapido come il pensiero sguizzò dall'occhio di milady.
Per quanto fosse fuggitivo questo lampo omicida, Felton lo vide e rabbrividì come se questo lampo avesse illuminato gli abissi del cuore di questa donna.
Felton si ricordò ad un tratto gli avvertimenti di lord de Winter, le seduzioni di milady, i suoi primi tentativi al momento del suo arrivo; egli rinculò di un passo, abbassò la testa, ma senza cessare di guardarla, come se, affascinato da questa strana creatura i suoi occhi non avessero potuto staccarsi da lei...