— Ora, disse essa, ascoltatemi.

La raccomandazione era inutile, il giovine ufficiale stava in piedi davanti a lei, aspettando le sue parole per divorarle.

— Felton, disse milady con una solennità piena di malinconia, Felton se vostra sorella, la figlia di vostro padre vi dicesse: «Giovine ancora, assai bella per disgrazia, mi si fece cadere con un laccio; io resistei: mi si moltiplicarono intorno le imboscate, le violenze; io resistei: si bestemmiò la religione che io servo, il Dio che adoro, perchè chiamai in mio soccorso questo Dio e questa religione; io ho resistito: allora mi furono prodigati gli oltraggi, e, siccome non potevano perdere l'anima mia, hanno voluto diffamare per sempre il mio corpo; finalmente...»

Milady si fermò, e un amaro sorriso passò sopra le di lei labra.

— Ma infine, disse Felton, che vi hanno fatto?

— «Una sera finalmente fu risoluto di paralizzare questa resistenza che non si poteva vincere; una sera fu mischiato nella mia acqua un possente narcotico; appena ebbi terminata la mia cena, che mi sentii a poco a poco cadere in uno sconosciuto torpore. Quantunque fossi senza diffidenza, un vago timore mi prese, e cercai di lottare contro il sonno. Mi alzai, volli correre alla finestra, chiamare soccorso, ma le gambe si rifiutarono di portarmivi. Mi sembrava che il soffitto si abbassasse e mi schiacciasse sotto il suo peso; stendeva le braccia, cercava di parlare, non potei mandare che suoni inarticolati; un torpore irresistibile si impadroniva di me; mi appoggiai ad un divano, sentendo di essere vicina a cadere: ma ben presto questo appoggio fu insufficiente per le deboli braccia, e caddi sopra un ginocchio, poi sopra entrambi; volli pregare, ma la mia lingua era agghiacciata.... caddi sul pavimento in preda ad un sonno che rassomigliava alla morte.

«Io non ho conservata alcuna rimembranza di tutto il tempo che durò questo sonno; la sola cosa che mi ricordo è che mi risvegliai trasportata in una camera rotonda, il di cui mobilio era sontuoso, e nella quale la luce non penetrava che da una apertura praticata nel soffitto. Del resto non appariva nessuna porta che desse accesso a questo ambiente: si sarebbe detta una sontuosa prigione.

«Passò lungo tempo prima che potessi rendermi conto del luogo ove mi ritrovava e di tutti i particolari che racconto. Il mio spirito sembrava lottare invano per iscuotere le pesanti tenebre di questo sonno, dal quale io non poteva strapparmi; aveva delle vaghe percezioni di uno spazio percorso, di un rotolio di carrozza, ma tutto ciò era così cupo, e così confuso nel mio pensiero, che questi avvenimenti sembravano appartenere a tutt'altra vita che alla mia, ma però ammalgamata alla mia da un fantastico accoppiamento.

«Per qualche tempo, lo stato nel quale mi ritrovava mi sembrò così strano, che mi parve di sognare. A poco a poco mi si presentò la realtà piena di terrore: non era più nella casa che io abitava; per quanto poteva giudicare dalla luce del sole, il giorno era già passato di due terzi; ed il giorno innanzi era già sera avanzata quando mi addormentai; il mio sonno era dunque durato circa vent'ore. Che cosa era dunque accaduto durante questo lungo sonno?

«Mi alzai vacillante. Tutti i miei movimenti, lenti e intorpiditi, attestavano che l'influenza del narcotico non si era ancora del tutto dissipata. Del resto, questa camera era ammobiliata per ricevere una donna, e la civetta più consumata non poteva avere nessun desiderio che non fosse stato soddisfatto in un volgere d'occhi intorno a questa camera.