— È vero: però non supponevo che ve ne accorgereste. Ero venuto qui per sollevarmi, e càpito fra una canaglia che tripudia. Voi almeno non vi divertite: datemi la mano.

Invece gliela prendevo, ma era così inanime che mi è mancato la forza di stringerla. Siamo rimasti alcuni minuti senza parlarci, nè guardarci. Il vento susurrava fra gli alberi, io non pensavo più a nulla; non ero più in collera: la sua mano nella mia, mi perdevo in una calma stravagante.

— Te ne vai? e le davo del tu la prima volta dopo quella scena sciagurata. Allora scendiamo in giardino.

— In giardino?!

— Avresti paura?

— E la festa...?

— La festa ti soffoca, lo hai pur detto; quindi prendendola risolutamente pel braccio la trascinavo: traversammo a stento le coppie vorticose: la scala era deserta e mezzo buia.

Ci avviammo verso il giardino illuminato dalla luna.

— Se qualcuno s'affacciasse alla finestra potrebbe vederci. Vuoi fumare? le dissi; ma cercando l'astuccio delle sigarette, trovai invece la romanza.

— No.