— Vi risponderò come Antonio ad Augusto: è una sconfitta che non umilia.
Carlo e Mimy ci guardavano interrogando.
Ahimè! la marchesa ha ragione: è più bella di me, e l'amore è la musica della bellezza!
22 agosto 1871.
Ho scritto a Mimy una lunga lettera; che cosa ne risulterà? Ero così commosso scrivendola che ella sarà più fredda del marmo e più imbecille di cinquanta borghesi moltiplicate l'una per l'altra, non commovendosi nel leggerla. Sono umile e delicato: però la voluttà freme sotto quelle frasi modeste, e sollevandone talora un lembo sorride e scompare.
2 settembre.
È troppo: le permettevo di non rispondere, di non capire magari la mia lettera, ma partire senza avvisarmi, come se fossi un estraneo, è una brutalità. E Carlo, che mi deve tanti consigli sul suo amore, si porta via la moglie, quasi che io non le facessi la corte! Cosa faranno a Bologna? È partita per evitarmi o per pungermi? Per provarmi che mi disprezza, che non vuole più oltre sopportarmi?
Comunque sia, badi questa donna che osa troppo se pretende davvero di lottare con me. Far soffrire è forse maggiore voluttà che far godere: badi questa donna, che in ogni poeta vi è una tigre, e guai se si desta...
PS. Povero Allah! ecco ciò che si guadagna ad amarmi...