Dopo venti minuti di quella furia infilavamo il cancello della villa: Mimy nel prato si cullava sopra una poltrona americana; si alzò vivamente. La marchesa arrestò di botto la cavalla e saltò a terra, mentre io stentavo frenare Allah tutto bianco di spuma.
— Scendi dunque, mi gridava Carlo dalla finestra malignamente.
La marchesa aveva diggià infilato il braccio di Mimy.
— Chi è più bello, io o il signor conte?
— Puoi permettere che si discuta? interloquì Carlo sopraggiungendo.
— Non domando un complimento e quindi non interrogo un uomo. Così, mia bella, avete riflettuto?
— Non ce n'è bisogno, parmi.
— Eccovi la mia risposta.
Decisamente ero battuto: ella mi ha gettato un sorriso come un'elemosina.
— Questa volta è toccato a Venere il fare da Paride e Paride ha perduto.