— Siete troppo bella: mi esporrei a troppi pericoli.
Mi sentivo addosso una smania feroce. Spronavo me stesso e il cavallo divorando la strada e la bizza. Già prima aveva interrotto questa lettera in un eccesso di furore per sellare da me stesso Allah. Bisognava che incontrassi la marchesa per diventare pazzo. Carlo ha ragione benchè avvocato: quella donna è un enigma, non arrossisce mai; il suo sogghigno fa sull'animo l'effetto di uno stridore di lima sugli orecchi. I suoi occhi hanno una luce fredda come il pallore del suo volto, sul quale si frangono osservazioni e desiderî. Quando penso che Carlo vuol sedurla, mi sembra di vedere un bull-dog affrontare una pantera.
Sento nitrire Allah.
Il mio amico morrà! Ancora un filo che si rompe.
8 settembre.
Avevo scritto ad Agnese — ti ho raccontato come sono stato il suo amante? — di portarmi la sua persona, e mi ha mandato invece una lettera di uno stile anche peggiore. Immaginati, che si offende del mio capriccio, perchè s'invitano così le cortigiane e non le signore.
Non comprendo la differenza: per me la virtù sta nella bellezza, e una cortigiana può essere bella di corpo e di anima quanto una gran signora. Del resto, se la voluttà è un vino singolare che invecchiando peggiora, per la forma del vaso Agnese rassomiglia fino all'equivoco ad una antica boraccia di Faenza e Mimy ad un giglio. Bere in un fiore, ecco la psicologia e la storia dell'amore!
Voler bere in un fiore perchè fatto a calice e tutto umido di rugiada, quando la sete della felicità ci tormenta, bella e dolorosa follia! Certo le labbra del calice sorridono e quelle gocce, forse lagrime cadute dagli occhi d'oro delle stelle, parlano una infinità di cose nel loro linguaggio di iridi, ma la sete non può spegnersi con così poco. Ad un'altra coppa ci bisognerebbe sospenderci; all'anfora, dalla quale trabocca eternamente l'onda della vita, e sulla quale Dio riposa il gomito dal giorno della creazione!
8 settembre.