Non è tornata. Se non fosse un errore di strategia, anderei a Bologna. Forse mi aspetta laggiù e ridendo del mio dispetto e ascoltando anticipatamente il canzoniere de' miei lamenti: si sarà ingannata: sto in campagna, e quando ritornerà, sarò freddo come ne' miei giorni migliori.
Non conosci la donna, o tu che stimi
Vincerne il cuore coi sospir, col pianto.
Canta Aroldo il selvaggio e profondo libertino. Non piangete mai davanti ad una donna, se non volete che si faccia una collana delle vostre lagrime, e del vostro dolore un cappellino alla propria vanità.
Che cosa farà a Bologna? Non vi ha amanti; Mimy è una vergine, che ha forse sognato quanto Messalina ha compito, ma serbandosi vergine. Quali chimere sognano dietro quella sua fronte unita ed opaca? Quali desideri hanno fatto il nido in quella testolina e colle ali sfolgoranti ne sollevano a quando a quando i capelli d'oro? Non lo so: non s'indovina il suono per vedere l'istrumento.
Ho bisogno di tutta quella donna, del suo corpo e della sua anima: il suo corpo è uno splendido palazzo, ma la sua anima ne è la fata che deve offrirmi, per me solo, un festino degno di Balthasar: voglio un giorno e una notte con lei come il sole e la luna non ne hanno ancora illuminato.
Intanto il palazzo è chiuso e la fata invisibile...
Senti: Mimy è pazza del suo canerino: se lo imitassi nella mia corte, poichè la maschera dell'aquila sembra mediocremente gustata? Non saranno quindi che gorgheggi, quintessenze di pensierini, seduzioni delicate come le carezze del sole invernale all'alicanto; la mia passione dovrà svolazzarle intorno per comunicarle col tremito delle ali la sua atroce e dolorosa trepidazione, lambirle tutti i sensi ad ogni vampa di calore, tutti i pensieri ad ogni sussulto di poesia, tutto il cuore ad ogni ribrezzo di solitudine.
— Che ne dici? mi faccio onesto.
PS. Ti mando questo pensiero.