— Andate là che i vostri complimenti non m'illudono.

— Chi tenta d'illudervi? però mi avete compreso a rovescio. Non sono di coloro che negano ad una donna il diritto di avere un amante, mentre poi vorrebbero diventarlo: ammetto anzi che possa ingannarsi più volte nella scelta: che ami non solo il bello ma il brutto, il grande ma l'ignobile, perchè entro un boccale di maiolica vi può essere un vino migliore che in una bottiglia di cristallo. Non disprezzo se non due sorta di donne: quelle che non sentono amore, o sentendolo non ne hanno il coraggio.

— Disprezzate le martiri?!

— V'ingannate ancora, Mimy: non è una martire colei che soffoca il proprio amore per non soffrirne i pericoli, piucchè non sia una buona madre colei che abbandona il bambino per nascondere la propria maternità. Quando si ama si osa. Che cosa importano le calunnie e le minacce? Lasciatela imperversare la tempesta, lasciate che il fulmine voli attorno al vostro palazzo come il leone di cui parla San Pietro; l'anima assopita nel proprio gabinetto di madreperla sopra una amaca d'argento non sentirà quei ruggiti, li sentisse tutto il mondo. Mi capite, Mimy? Sapete un nome per la donna che rinnega il proprio amore, e mentre il cuore le si allarga generosamente nel petto chiama la paura a soffocarla colle sue mani di spettro, o mentre l'anima apre le ali chiama ancora la paura a mozzicargliele coi suoi denti corrosi di scheletro? Se lo sapete ditemelo, perchè deve essere un nome tremendo.

Così parlando me le era appressato e le avevo preso un capo della sciarpa: ad un suo gesto ne sciolsi il nodo.

— Ve la pigliate col mio nastro adesso?

Mi alzai con violenza e apersi la finestra: non una stella o una nuvola; un fosco color di piombo, un cielo tetro come la mia anima.

— Perchè non mi avete risposto? Non mi dite che a certe lettere non si risponde: è una frase vecchia ed imbecille: quando un uomo vi offre la propria vita bisogna accettare o rifiutare: il silenzio non sarebbe che stupida superbia o brutale insensibilità, scegliete.

— Non scelgo.

— Dunque tutt'e due.