Ella tremava come una canna al vento: impallidiva ed arrossiva; voleva guardarmi e se ne vergognava, indicibilmente più bella in quel disordine di vesti e di vita.

Ci fu un istante di silenzio.

— Sedete, le dissi: abbiamo da parlare a lungo.

— No: non importa! e fece un passo verso l'uscio.

— «Bella figlia dell'amore, — » cominciai sull'aria del Rigoletto.

— Zitto! mi accennava impaurita colla mano.

Allora mi alzai e pigliando il largo per non spaventarla andai alla porta, ne trassi la chiave, chiusi e gliela presentai.

— Siete libera: dunque sediamo ed ascoltatemi. Vi sorprendo o meglio mi sorprendete nella vostra camera e vi agitate: avete ragione, lo avevo preveduto, ma avete troppo spirito per esagerare questo convulso.

— È una indegnità.

— Non esageriamo, vi ripeto. Ho giurato d'amarvi e mantengo la parola. Se mi odiate: ebbene volete uscire? io mi metto a cantare e Carlo arriva: conoscete i suoi principii cavallereschi. Voi sarete salva e noi ci batteremo forse qui: mi farò ammazzare o lo ammazzerò, più probabile il primo che il secondo. Non lo dico per intenerirvi, perchè preferisco ancora la vostra indifferenza sprezzante a un amore di compassione. Potete forse rimproverarmi di scegliere ineducatamente il terreno e di esporvi nel caso di una scena alle atroci calunnie del pubblico, ma vi giuro sul mio onore, e allora, Anselmo, pensavo a te, che la vostra innocenza sarà provata — del resto non pretendo di essere inappuntabile: però l'uomo, che giuoca la vita, merita qualche scusa se nella commozione dimentichi le esigenze della etichetta.