«Oggi pure ho pianto.

« == La palma, dice un proverbio arabo, deve avere il piede nell'acqua e la testa nel sole == così la palma fiorisce: anch'io ho i piedi nel pantano e il fuoco nella testa, ma invece avvizzisco: non ho più odori pel vento, non ho più rugiade, non ho più un uccello che mi addormenti col suo canto... non ho più nulla, perchè ho un amante!

«Dove andarono i miei sogni di fanciulla, i miei dolori di sposa? Una volta ero una vergine dall'anima ancora più candida del corpo, dalle innocenti fantasie, dagli affetti ingenui e delicati: suor Maria era il vento che scherzava col mio bottone di rosa; era l'angelo custode che mi ratteneva un istante sulla soglia del mondo col fascino del suo sguardo... E io l'amai, prima senza sapere il perchè, dopo non volendolo sapere: era bella, era buona!

«Sola nella mia celletta, la notte pensavo a lei ravvolgendomi nel suo amore, come in una coperta bianca senza ricami e senza frangia — le nostre non erano che carezze, cicalecci sommessi e prolungati: la sua mano che mi errava sul petto, la mia che se le insinuava fra le bende a scherzare coi capelli, uno sguardo che si spegneva in un sorriso, un sospiro che finiva in un soffio scherzoso... e lì abbracciate sopra una sedia, io sulle sue ginocchia, colla fronte calma appoggiata al suo seno tumultuante, un braccio intorno alla sua cintura; lì abbracciate finchè non mi addormentassi... Che cosa sarà adesso di suor Maria? Forse la santa infelice mi ama tuttavia e pensa alla sua infedele Mimetta! Dio mi ha giustamente punita di avervi obliato, suor Maria! Non sono più la vostra bella ed immacolata Mimy: se i miei capelli sono ancora biondi, la mia fronte ha un pallore più spento, le mie labbra sono impallidite più della mia fronte e il sorriso le ha abbandonate, come un'amica fastosa abbandona l'amica caduta nella a povertà.

«Gettatemi addosso una coperta di fango, voi che mi avete uccisa, e lasciatemi dimenticare nel sonno della morte i dolori della vita...

«Perchè vivere ancora quando non si crede più a sè stessi? Non credo più a me medesima, non sono più degna di amare: il matrimonio mi aveva macchiato il corpo, l'adulterio mi ha infangata l'anima. Dopo la brutalità di Carlo, la frenesia di Giorgio! Se le sue labbra fossero di fuoco e mi imprimessero sulle guance lo stigma di una tanaglia sarei meno repugnante ai suoi baci; ma sentire che fremo, che palpito malgrado il ribrezzo dell'anima, che le mie labbra si tendono per rendere il bacio... è un martirio troppo crudele. Mi dibatto come un naufrago nell'onda di quella impura voluttà e mi vi annego: prostituta! Perchè egli, così stravagante, non pensò mai a gettarmi uno scudo nel grembiale? eppure me lo sono guadagnato! Se quella notte fatale avessi pensato di cadere tanto basso, avrei chiamato Carlo arrischiando piuttosto di morire. La vita è più spaventosa della morte in certi casi. Oh! ella mi amava, ne sono certa: ella una donna più grande di tanti grandi che hanno monumenti per le piazze, si compiaceva in me povera fanciulla (come mi chiamerebbe adesso?) e voleva forse educarmi per sollevarmi fino a lei...

«Povera e ingrata Mimy, hai preferito l'ostricone alla perla, un cardo a una rosa!

«Mi è impossibile pensare a lei: penso meglio a suor Maria.»

E appoggiando i gomiti sul tavolo stette col viso nelle palme: piangeva sommessamente, difficilmente, quasi avesse già esaurito il tesoro delle lagrime.

Poi risollevò il capo e, senza tergersi gli occhi imperlati come una viola dalla rugiada, rilesse un foglio.