E seguitò leggendo.
«Ieri notte mi parve di incontrare il raggio di quella stella, che amai bambina. Oh! la brillante amica aveva ancora il suo fulgido sorriso, ma la povera Mimy non potrebbe più ricambiarglielo. Bella nel suo azzurro, fra il suo popolo di stelle, eternamente, immutabilmente bella, il suo pallido viso, mi pareva proprio che avesse un viso, mi cercava con affetto di amica: i suoi capelli di una luce pallidamente bionda tremavano come agitati dal vento... Oh! la mia stella, non guardarmi neppur tu, perchè tu pure non mi riconosceresti... «Ciò che potrei dirti adesso è troppo diverso da quanto altre volte ti dissi nelle mie notti verginali, la tua luce è troppo pura per i pensieri che mi affaticano la mente; il tuo sorriso non può riposarsi sulla fronte di un'adultera. Solo quando sarò morta e il mio corpo ridiverrà puro divenendo cadavere, quando chiusa nella cassa di abete non potrò più rivederti... allora ripensa alla fanciulla, che un giorno ti amava e vieni a visitare la sua tomba — non sentirò più la pietà del tuo raggio, non importa! vieni egualmente, riposati sul mio sasso e compiangimi.
«Dio, perdonami l'audacia del lamento, ma fu errore farmi nascere donna! Perchè creare un giglio e riempirne il calice di profumi e di rugiade per satollarne il grifo dei porci? Perchè macchiare di tinte così belle il dosso della mosca e darle un'anima così allegra per perderla poi nella rete del ragno?
«Povera la mia bellezza, il solo amore che mi consolava! Talora vorrei quasi avvolgermi le treccie al collo e strangolarmi... rendermi almeno orribile, schiacciandomi il viso, e invece il dolore, spietato come un uomo, mi fa più bella. Se domani mi levassi brutta come Carlo, la marchesa proverebbe un fiero dolore, ma si consolerebbe perchè nulla più della bruttezza toglie la poesia al dolore e non si può essere più fedele a un mostro che ad un cadavere; si consolerebbe con un'altra fanciulla più bella, e nel fondo della mia miseria potrei confortarmi della sua felicità. Invece se apprenderà che l'ho tradita per Giorgio, posponendo lei bella come deve esserlo Dio per contentare i propri angeli, ad un uomo il quale malgrado ogni orgoglio le si confessa inferiore: che la ho tradita dopo essermele tacitamente promessa... nella giusta amarezza del suo amore dovrà maledirmi... e le avrò aperto nel cuore una piaga insanabile.»
Si arrestò pensierosa: sulla fronte contratta le passò una nuvola bruna.
Era sola nel suo gabinetto, vestita di un'ampia vesta azzurra, coi cordoni pendenti sui fianchi, senza nè orlature, nè ricami: così la pallidezza del suo viso e il biondo de' suoi capelli parevano più vivi. Sembrava molto più bella ed afflitta che al tempo della villeggiatura.
Entrò Giulietta annunciando la marchesa di Monero.
— Non è possibile!
— Ma oggi è giorno di ricevimento! rispose la cameriera meravigliata di quella meraviglia e del rossore, che le aveva colorate improvvisamente le smorte guance.
È necessario sapere che a Bologna ogni famiglia borghese e anche qualcuna che non lo è, consacra un giorno della settimana al ricevimento, magnifica parola che odora di corte; e quindi la padrona si veste colla massima eleganza, accende la stufa nell'inverno, socchiude le imposte nell'estate e aspetta seduta nella sua poltrona coll'indolenza di un dio indiano gli omaggi e le dissertazioni degli avventori sull'ultima neve, sul caldo insopportabile, sul prezzo di un abito alla moda comprato da una signora o sopra un voto del consiglio comunale circa le scuole o la nettezza pubblica, se la signora si occupi di alta politica.