— La marchesa! ripetè Mimy levandosi; ma in quella la marchesa presentavasi sulla soglia dietro Giulietta, che si ritirò per lasciarla passare.
Si mossero incontro; Mimy sempre arrossendo s'imbarazzava sino a dimenticare i più volgari convenevoli; ma la marchesa parve non avvertire quel disordine e, sedendosi sul divano, obbligò Mimy a seguirla.
— Vi ricordate l'ultima volta che sono venuta? le chiese colla sua voce più limpida.
— Un mese oggi.
— Avete un'eccellente memoria; e la guardava fisa, ma il suo sguardo, nel quale un fino osservatore avrebbe distinto una certa durezza mal definibile, s'intenerì a quel pallore tanto spento e allo sguardo di quegli occhi cerulei, ai quali un tenue cerchio turchino accresceva il fascino melanconico.
— Forse che sareste ammalata o lo foste?
— No.
— Eppure vi trovo deperita.
— Può darsi, mormorò lentamente.
— Che cosa pensereste, riprese la marchesa, se fossi venuta a dirvi che parto?