— Povero falco! esclamò Giorgio; eccolo là come un uomo di genio fra la folla dei mediocri... Guarda dunque, Carlo, seguitò volgendosi al compagno e accennandogli nell'aria quella scena.

Questi alzò gli occhi.

— Ebbene? chiese Giorgio con accento nervoso.

L'altro lo fissò un momento senza rispondere e ricadde nelle proprie riflessioni.

Come dicemmo al principio, cotesti due uomini erano assai diversi d'aspetto, non belli ed entrambi notevoli. Quello in piedi, alto e gracile della persona, quello seduto col mento sulle ginocchia, grosso e mal costrutto, sebbene in quella attitudine lo apparisse meno, ma la sua testa calva dinanzi e irta nel resto di capelli rossicci risolveva quasi l'antico problema della quadratura del circolo, essendo rotonda per natura e schiacciata nullameno da ogni lato, mentre gli occhi piccoli erano verdastri e i denti sporgenti dalle labbra con una vanità esagerata, anche per una bianchezza da zanne di elefante. Però, attentamente considerata, la sua fisonomia non repugnava; vi si leggeva molta intelligenza e una serietà, che a certi momenti poteva diventare quasi nobile. Ma la differenza fra loro derivava ancora più dalla espressione che dalla diversa irregolarità dei lineamenti. Giorgio aveva sembianza di una natura privilegiata, incompiuta forse, forse anche sciagurata; nella bianca pallidezza del suo volto sarebbesi detto stemperato del lividore, mentre la vivezza delle sue grandi pupille nere rispondeva stranamente alla contrazione della bocca pochissimo tumida e atteggiata ad un penoso sarcasmo. Ciò dipendeva da natura o da abitudine? Probabilmente d'ambedue, e probabilmente ancora questa contraddizione delle labbra e degli occhi egli la portava nella testa e nel cuore. Se l'artista avesse un tipo speciale come è di un'altra razza, lo si sarebbe a primo colpo indovinato per tale. Carlo invece era un borghese grave, intelligente, triviale: la sua persona mancava di eleganza, la sua faccia non esprimeva nessuna passione; forse non ne aveva che di pacifiche, quali le predilige il Manzoni, o se a caso violente, violente d'istinto piucchè di sentimento: mentre Giorgio doveva sentire tutto intensamente; nervoso, delicato, eccessivo.

Scomparso il falco, Giorgio tornò a sdraiarsi, e deposto il fucile sull'erba stette considerando il compagno.

Questi si mosse.

— Ci pensi sempre?

— Dicevamo? rispose col tono di chi sprofondatosi in un'idea vuole rifarne il corso senza smarrire il punto cui è arrivato.

— Ah! esclamò Giorgio sogghignando: che sei alla vigilia di scoprire la donna. Non mi hai detto che la marchesa ti è un mistero? Saperla un mistero è già qualche cosa.