— È vostro questo pensiero? è pur delicato! e proseguì:
«Vorrei morire di questa passione, morire giovane, morire lentamente, ma sopratutto morire bella, perchè l'amore dell'amante non si affievolisse colla mia vita e consolasse il mio tramonto primaverile col voluttuoso tepore del suo meriggio — vorrei morire innamorata per non sopravvivere al mio amore e per farmi del suo il lenzuolo da riposarvi mollemente tutta l'eternità. Moribonda, sorriderei fissandomi nel suo volto, come un fiore s'incanta nel sole che lo ha ucciso a forza di baci. Bianca sopra un letto tutto bianco, un po' scarna, i capelli un po' in disordine, la mano secca e nervosa serrata nella sua: morire un vespero senza nessun altro nella camera, nè rumori al di fuori, nè raggi di sole che insultassero colla pompa del loro splendore alla calma di quel silenzio e di quella ombria: morire per avere troppo amato, per aver fatto troppo godere, per avere troppo goduto, non trovando modo di espanderla la voluttà del vostro cuore: morire per seppellire seco tutti i tesori di bellezza e di passione, per assaporare nella stanca impotenza del senso la voluttà della morte dallo strazio dissimulato dell'amante....»
Durante la lettura Mimy aveva più volte mutato di aspetto: il pallore più spento, il rossore più vivo le si erano avvicendati fuggevolmente sul viso; più d'una volta aveva dovuto mettersi una mano sul cuore per frenarne i battiti troppo violenti ed impedire alla vita di smarrirsi: anelante, esterrefatta seguiva cogli occhi gli occhi della marchesa, tremando sempre che all'incontro di una parola si rivolgessero verso di lei e l'interrogassero. Avrebbe sofferto non so cosa per distruggere quel manoscritto, incauto confidente de' suoi dolori, ma la commozione troppo violenta non le lasciava forza di strapparlo di mano alla marchesa, nè tampoco di chiederglielo.
In quell'ansia Mimy perdeva la ragione, e ciò era tanto più spaventoso, che nella faccia pareva calma, attonita nella marchesa.
Questa si rivolse, e abbassando il manoscritto con atto di scoraggiamento:
— E dire, mormorò, chè un uomo avrà inspirato tanta poesia e tanta passione ad un cuore di donna!
— Un uomo! ripetè scattando dal divano e accostandosele con passo quasi di belva senza perdere di vista il manoscritto.
— Mi sarei ingannata, o sarei troppo indiscreta chiedendovi il suo nome? Deve essere un uomo molto bello, perchè questa morte vagheggiata tenendolo per mano non somigli ridicolmente a una morte volgare con un marito o un prete al capezzale. Vorrei essere la vostra migliore amica per sapere il suo nome.
— Il signor conte De-Vinci, rispose Giulietta affacciandosi dopo aver bussato inutilmente alla porta.
Le due donne si scambiarono un'occhiata luminosa: la marchesa di rimprovero, Mimy di disperazione.