Un impaccio stravagante pesava sul loro dialogo, come fossero ognuna malcontenta dell'altra o temessero di passar oltre scendendo alle confidenze: parlavano ad intervalli e a stento: ogni parola era una allusione, un baleno che sfuggiva ad una nuvola carica di elettrico. La conversazione si riappiccò, o meglio la marchesa cominciò a parlare colla solita disinvoltura, ma i discorsi le venivano suo malgrado malinconici: sorrideva e non finiva il sorriso, e dopo qualche minuto ancora di sforzi le parole si fecero più rare e più scure.

— Non ritornerete mai più, le rispose Mimy a una domanda sul vicino carnevale.

— E se ciò fosse, credete che molte persone mi faranno la medesima domanda o la ripeteranno quando sarò partita? Bologna è una città ben brutta, sebbene il signor Thiers dica che è ben costruita, e le sue donne sono degne della città: vi ha certo qualche eccezione, la principessa di San Marciano, la marchesina Del Pino, ma Bologna è una città che si può lasciare senza rammarico, quando nessuno in essa vi ricordi.

— Nessuno: ne siete sicura?

— Mio Dio, no: certo si parlerà un pezzo di me, de' miei equipaggi, della mia mora: si pretenderà di conoscere la mia vita, s'inventeranno forse romanzi sul mio conto, poi un altro scandalo, perchè qui io sono uno scandalo, verrà a rubarmi l'attenzione degli oziosi: sarò una ricordanza che si richiama per un paragone, per un frizzo... poi non sarò più nulla.

Mimy si strinse la fronte.

— Avete ragione, e accentuava singolarmente le sillabe: è una follia pretendere di fare sopra un'anima, per quanto grande, tale impressione che solo la morte la cancelli... eppure è una ingiustizia! Che siamo passeggiere sulla terra, poco importa; il mondo non è abbastanza bello per inspirare il desiderio della immortalità, ma che le passioni siano in noi passeggiere, che nella vita non possiamo attaccarci solidamente a un amore, a una speranza...; ma allora spiegatemelo voi, — insisteva con una esaltazione crescente, — voi, signora marchesa, che siete una donna superiore, perchè il cuore crede alle passioni che sente e adora quelle che desta, se queste morranno assai prima di quelle?

— Non so.

Poi si levò lentamente andando al tavolo sul quale era rimasto il manoscritto, lo prese senza che l'altra assorta se ne avvedesse: e leggendo ove prima le caddero gli occhi, pronunciò ad alta voce:

«Se un angelo venisse in una delle mie notti insonni a dirmi: Vuoi tu amare sulla terra, e il tuo amore lo vuoi felice o infelice? Credo che esiterei lungo tempo prima di rispondere, e forse non mi deciderei nè per l'uno, nè per l'altro: vorrei che il mio amore fosse molto la felicità della persona amata e quasi altrettanto la mia infelicità, perchè nessuna passione deve essere più voluttuosa di soffrire e sentirsi morire inebbriando l'amante.»