— Datemelo, datemelo! insisteva torcendosi le mani con aria di sì pietosa desolazione, che lo ottenne; ma quasi troppo tardi, che potè appena insinuarlo nel cassetto, mentre Carlo e Giorgio scostavano il cortinaggio della porta.
Si avanzarono sorridenti, Giorgio verso Mimy e Carlo verso la marchesa.
— V'ingannate, questa gli rispose ad un complimento susurratole a bassa voce: ero venuta dalla signora Mimy, e la guardò che rimaneva seria al saluto allegro e leggermente trionfale di Giorgio.
Vi fu d'ambo le parti uno scambio di insipidezze, e finalmente Elisa si levò.
— Mi lasciate? le disse Mimy, accostandosele cogli occhi sbarrati.
— Sì: debbo provare una romanza giuntami stamane da Parigi: ritorno a casa; d'altronde, sono stanca.
— Di me?
— Oh! non sono vostro marito, nè un avvocato io per stancarmi di una persona così bella quando la possedessi.
E così parlando si riadattava il cappellino elegantissimo con una orlatura di martora su velluto nero.
— Mi permettete di accompagnarvi? le chiese Carlo intanto che Mimy andava a prenderle il manicotto da una poltroncina: ve ne prego, aggiungeva sommessamente.