— Vieni qui, esclamò impetuosamente: non è vero che dovrei morire? Se mi vuoi bene, rispondimi di sì. Morire! ripeteva colla immobilità della follia negli occhi: perchè vivere? Se Dio avesse cuore dovrebbe fulminarmi.
Questo sforzo la spossò.
Giulietta le si accostò timidamente e mettendosele in ginocchio le nascose il volto negli abiti. Stettero così in silenzio, ma il dolore della buona fanciulla fu un balsamo a quella passione esasperata; a poco a poco Mimy cessò di singhiozzare, ed accarezzando distrattamente quella testa, il pensiero le si calmò. Mimy si era quetata nella prostrazione di ogni forza.
Carlo stava rinchiuso nello studio più triste di prima, poichè colle sue opinioni sul matrimonio la scena accaduta teneva del peccato ancora più che della imprudenza. La moglie, secondo lui, non aveva mai a sospettare del marito, e se l'adulterio, solamente dall'uscio del marito poteva entrare nella famiglia, almeno doveva passarvi inosservato: l'impuro serpe non doveva lasciare traccia di sito o di vischio sull'altarino del Lare. Certo questo culto del Lare rimaneva per lui alquanto nella astrazione, e la pratica della sua vita non aveva sempre rivelata l'immanenza della teorica; però la professava sinceramente avendola, sebbene capo del partito conservatore, succhiata da Mazzini e da Michelet e difesa sempre nei tribunali come superiore ad ogni altra con calore eloquente e sincero. Si era dunque tradito con Mimy, offendendola nel suo decoro di moglie fino a farla piangere.
Se come coniugi non si amavano, l'amabilità del vicendevole rispetto ne faceva quasi le viste a loro medesimi: l'amore poteva sospettarsi addormentato nel languore delle legittime voluttà intanto che l'indifferenza faceva da governante: adesso invece l'indifferenza doveva cedere allo sdegno: Mimy, era stata insultata. Le donne non perdonano, come non perdonano i preti, non perdonano i vecchi, come nessun debole perdona: ma se una donna poteva in un momento di bontà perdonare ad un uomo di averla posposta ad un'altra, non poteva certo perdonare d'essere stata essa medesima impiegata al proprio scorno: la vanità non transige coll'umiliazione, perchè il circolo non può transigere col quadrato.
Carlo s'inabissava sempre più: e se Mimy avesse pensato ella pure a tradirlo? Se gli avesse impedita la corte alla marchesa scoprendolo come un uomo senza cuore e chiedendole di partire subito da Bologna? Di che non sono capaci le donne?...
Stava immerso da due ore in questi pensieri quando fu bussato alla porta ed entrò Giorgio, anch'egli triste in sembianza.
— Ah! sei tu.
Giorgio si buttò sopra una sedia.
— Che cosa vuoi? ero venuto per invitarti a teatro. Questa sera è la beneficiata della prima donna: una folla immensa, tutti i palchi pieni.