— E domani?
— Improvviserò, rispose con una indifferenza che avrebbe forse guadagnata la marchesa.
Scese nell'atrio e si mise a passeggiare.
Era abbattuto nell'aspetto. Quella collera violenta caduta al primo sguardo della marchesa era stata come l'albero, che nel rovesciarsi sconquassa il vascello. Perchè essere geloso di quella donna che gli sguizzava sempre di mano? Perchè impedire di essere amato a Del Pino, così bello e gentile, se egli brutto non poteva esserlo? Fra loro due, lo sentiva, egli doveva figurare come una insegna da osteria fra un quadro di Guido ed un altro di Hayez; eppure, così brutto aveva uno spirito abbastanza grande per meritare l'amore... Invece, giunto a quarant'anni senza amore, invecchierebbe e morirebbe senza amore! Che gli importava la sua splendida riputazione di avvocato, le ricchezze accumulate, la vasta intelligenza, la forza fisica e morale?... Carlo era in uno di quei momenti, nei quali l'anima scoraggiata si compiace del proprio abbattimento, e morte le speranze agonizzano i desideri; tutto quello che era nella luce o nell'ombra si confonde in una tenebria indecisa, — il passato è una nebbia, una nebbia l'avvenire e la vita vi fluttua in mezzo come una nuvola — Soffrire non volendo sapere il perchè, soffrire lentamente come cola una lagrima per la guancia: sdraiarsi nel dolore come in una tomba aspettando che ne ricada il coperchio, ecco l'estrema voluttà. Così si era persuaso d'essere indegno di amore, di non avere dritti alla gelosia, di non essere più geloso. La marchesa sarebbe l'amante di Del Pino, di altri, di tutti, fuorchè di lui: egli non sarebbe più nulla al mondo...
Il fruscìo di una veste di seta lo interruppe.
La marchesa usciva al braccio di Del Pino; lo spettacolo non era ancora a mezzo. Fu uno strappo violento. Così come si trovava le si cacciò dietro, ma si affacciava appunto sulla porta, che Del Pino rinchiudeva lo sportello della carrozza. Invece di buttarsi in un fiacchero, ordinando al vetturino di seguirla, corse alcuni passi lungo il portico del teatro; la carrozza gli sfiancò tanto presso, che se non era una colonna, quelli di dentro lo avrebbero scorto: la carrozza proseguiva rapidamente malgrado la neve piuttosto alta e perchè recentissima non ancora aperta. Carlo dietro a furia. La strada era deserta. Robustissimo, correva rapidamente colle scarpe di pelle lucida, a suola sottilissima e i calzoni che lasciavano penetrare la neve a bagnargli le gambe, ma i cavalli correvano anche più; la distanza cresceva ed egli raddoppiava di lena: si strinse in una mano le code dell'abito, e via spiccando balzi prodigiosi. Una volta scivolò e sarebbe caduto se non si fosse giovato della gran forza, ma si spinse più furiosamente, senonchè in quel punto la carrozza svoltava a sinistra della piazzetta che prende nome dal vecchio palazzo dei Bentivoglio. Fremette, ma non si smarrì.
— Non vanno dunque a casa? mormorò dandosi un pugno nella coscia come per sferzarsi, e proseguì la corsa disperata. Giunse all'angolo, e potè vedere ancora la carrozza piegare a sinistra del teatro Contavalli. La strada saliva, pure non si rallentò: ansante, trafelato arrivò in piazza San Martino: era deserta; riconobbe la carreggiata e non potè più correre perchè i calzoni inzuppati gli legavano le gambe e le scarpe scontortesi in quella ruina gli indolenzivano i piedi: aveva perduto un tacco; nei portici passava gente.
Si rimise il cappello e proseguì al passo dietro la carreggiata, infilò via Cavaliera, piegò verso le due Torri, sempre su quella traccia, distinguendola, riconoscendola fra le altre, si mise per via San Vitale: si fermò al palazzo Fantuzzi. Tardi! il portone era chiuso.
Del Pino era salito dalla marchesa o era partito dopo averla ricondotta? Tremendo problema, per un geloso.
Stette un momento in fra due se battesse, ma si conobbe sì strano in arnese, in abito nero, infangato fino agli occhi, i capelli grondanti di sudore, che non ne ebbe il coraggio. Interrogò il portone, guardò la carreggiata, studiò sulla neve l'orme dei piedi, ma erano troppe; spiò le finestre; in due brillava il lume, le ravvisò del gabinetto favorito.