— Saranno là dentro!

L'orologio della chiesa vicina suonò le undici.

Per la strada non passava anima viva: bianca, muta, sconsolata: egli solo in piedi, davanti a quel portone in costume da ballo! Intanto, cessato l'impeto della corsa, il sudore gli si gelava sulla fronte al vento notturno, perchè gli abiti troppo leggeri non lo difendevano che assai male: rabbrividì. Egli, l'avvocato più grave e più celebre di Bologna, in quella situazione appena condonabile ad un ragazzo da liceo! Se qualcuno passandolo riconoscesse... Però essi erano là dentro, in quel gabinetto elegante, seduti ad un buon fuoco, forse sulla stessa poltrona: il punch fumava e lo dimenticavano — egli la teneva fra le braccia e scherzandole colla frappa del corsetto rideva ricordandole la brusca apparizione dell'avvocato, quel suo goffo imbarazzo, il più goffo silenzio, la goffissima partenza: ella sorrideva accarezzando la tenue barba all'elegante favorito... l'ambiente era caldo, fiori sul camino, fiori nell'anima, fiori sulla bocca. Del Pino uscirebbe o passerebbe la notte con lei? Perchè abbandonare il teatro a mezzo la rappresentazione? Inutili domande, dolorosi enigmi... Mimy rimasta sola con Giorgio che cosa penserebbe di questa scappata dopo la scena a pranzo? Giorgio era poi un amico tanto sicuro da non profittare d'una cattiva disposizione di lei? Essere tradito a un tempo da ambe le parti era troppo anche per un avvocato...

Il freddo facevasi mano mano più acuto e la tramontana levandosi raggelava la neve: la notte si prometteva limpida, ma insopportabile, massime alle povere sentinelle. Carlo era una di esse. Si era diggià abbottonato la marsina calcandosi il gibus sulle orecchie, nullameno sentiva nelle carni una frigidezza dolorosa, mentre l'acqua penetratagli nelle scarpe gli intirizziva i piedi. Si ritrasse sotto il portico e fe' qualche passo per rianimarsi il calore; si fermò.

— Aspetterò, voglio vederlo uscire.

E dopo:

— Ma se non esce?

Il vento soffiava poderoso; per evitarlo si nascose nel vano di una porta, dalla quale poteva spiare le finestre illuminate e il portone chiuso. Attese; sempre triste l'attendere, allora poi tristissimo. Lo sciagurato si mise a pensare, e di pensiero in pensiero divagò lontano; pensò alla sua infanzia, all'adolescenza studiosa, alla più severa giovinezza: spigolò qua e là per le reminiscenze di quegli anni, e si lacerò ad obliati pruneti, respirò un'aura di obliate primavere: poi assistè alla morte di sua madre e le ripetè il giuramento di ammogliarsi, così che la vecchia moriva contenta e superba di lui, ma tutto ciò in confusione. Sposava Mimy, ed ecco la marchesa insinuarsi fra quei ricordi e scompigliarli. Egli, che non aveva amato nemmeno sua madre, s'innamorava perdutamente di lei: non più preoccupazioni di guadagni, avidità di reputazione; quella donna, solamente quella donna, essere l'amante di quella donna. Era bella, aristocratica, un'ideale, un romanzo. Se la vita non è un romanzo dove è la sua voluttà?... E la fantasia apriva al senso anelante la galleria de' suoi quadri centuplicati dagli specchi; e lo spirito si smarriva in mille scene tutte amorose e inebbrianti. Vivere con quella donna, aumentare ancora la propria fama; già molte volte Bologna gli aveva offerto la candidatura, ora accetterebbe, sarebbe deputato, forse ministro e dopo una lotta eroica alla tribuna si riposerebbe su quel seno pigliandovi un bagno di voluttà ignote a tutto il resto degli uomini. La vita e la morte di Mirabeau: allori e fiori, calici e baci.

Un accordo di pianoforte lo tolse a quel sogno, facendogli provare più vivamente i morsi del freddo.

Ascoltò: pareva un preludio. Una voce che non era quella della marchesa modulò qualche nota e tutto tacque.