Le finestre erano sempre illuminate, il portone chiuso. Guardò l'orologio: ormai il tocco.

— Tardi, susurrò pensando a Mimy, che certamente Giorgio aveva ricondotta a casa.

In questo tempo qualche persona era passata pel portico, ma egli celato nell'ombra della porta ne aveva evitato gli sguardi; senonchè l'immobilità gli accresceva il freddo di per sè insopportabile in quel costume e con quell'umidore alle gambe. Tornò a muoversi, gli occhi sempre nelle finestre, senza allontanarsi, proprio come una sentinella.

Che cosa non avrebbe dato per essere in quel gabinetto o almeno per vedervi dentro? Invece lì fuori, tremante di freddo, di gelosia, di vergogna, lì come una farfalla sorpresa dal gelo nelle ali cogli occhi fisi nel lume. Suonò un'ora, suonarono le due. Forsechè la marchesa e il marchesino si andrebbero a letto o il marchesino uscirebbe? Non vi erano ragioni per credere che uscisse a quell'ora, se fino a quell'ora aveva potuto rimanere. Ma le finestre si erano oscurate. Carlo saltò dal portico nella strada e si mise presso l'usciolo tagliato nel portone... A che scopo? Neppure egli lo sapeva, ma guai per l'altro, se fosse davvero uscito, colla smania di lotta che in quel punto agitava l'avvocato. Incollò l'orecchio ad una fessura e stette ascoltando; nulla: nemmeno un rumore di passi nell'appartamento superiore, nemmeno il martellare dello scrocco di un uscio: nulla, se non un'arietta che zufolando per la fessura gli indoloriva l'orecchio. Dunque non usciva? Si percosse violentemente la fronte e tornò sotto il portico. Le due finestre non si distinguevano più, tutte erano egualmente buie, indifferenti, impossibile fissarne una per cinque minuti ora che non avevano più espressione; il pensiero brancicandole scivolava come un caduto per la camicia di un pozzo. Bruno il palazzo, buie le finestre, e la strada bianca, fredda, deserta: la tramontana soffiava intirizzente; e non potersi distrarre, scaldare quasi al lume di quella finestra.

La notte era limpida, il freddo tagliente: che fare a quell'ora, sotto quel portico in faccia a quel palazzo muto?

— Resterò fino a domattina, masticò rabbiosamente fra i denti, e tornò a ripararsi sotto la porta.

Suonarono le due e tre quarti.

La strada era sempre bianca, fredda, deserta: le finestre non parlavano, ma invece i piedi gli spasimavano atrocemente e il fiato gli si congelava sulla barba: sentì mancarsi la risoluzione. Perchè quella guardia? O Del Pino era dalla marchesa e non ne uscirebbe che a giorno alto, ed era impossibile restare sotto il portico così abbigliato, quando la gente ricomincerebbe a circolare; ma quel lume non luceva più! A che pensare? In che divagarsi? A che rattenersi?

— Sono pur sciagurato! e si spiccò dalla porta per andarsene, ma la gelosia lo rimorse più acuta. E se Del Pino era là dentro?

Due grosse lagrime gli gocciolarono dagli occhi.