Bisognava risolversi; a che?

L'anima gli si frantumava nella tempesta con quella natura intorno bianca ed inerte: l'opposizione di tale calma esteriore rese più violenta la tempesta e lo decise.

Si ravvolse nel mantello dandosi rabbiosamente un pugno nel petto, e ritornò a gran passi verso la città: alla porta s'imbattè nei due contadini, che lo guardarono guardandosi fra loro.

— Strada San Vitale, palazzo Fantuzzi! gridò ad un vetturino che passava, cacciandosi nel fiacre.

Il cavallo, che era una rozza, seguitò il suo passo, mentre il cocchiere si alitava sulle mani intirizzite. Non ci volle altro.

— E frusta, mascalzone! ruggì abbassando lo sportello: paga doppia, ma frusta.

E lo incitò tanto che, offeso da quella prima parola nel suo sacro orgoglio di cittadino, il mascalzone si decise a frustare, ma non così il cavallo a correre, impedito dalla neve che scemavagli le poche forze lasciategli dalla fame. L'avvocato, che quelle piccole contrarietà facevano infine prorompere, scagliò bestemmie su bestemmie. Tutto gli si opponeva, persino le strade in molti canti barricate così che bisognava prendere delle giravolte: egli sbuffava dal caldo cacciando ogni tanto la testa fuori dello sportello. Finalmente infilarono via San Vitale: suonavano le undici.

— Tardi! bestemmiò saltando dal predellino, che la carrozza si muoveva ancora.

— La marchesa? domandò precipitosamente al portinaio, che spazzava l'atrio.

— Che cosa?