— Tieni, egli ribattè indirizzandosi a Giorgio con famigliarità malamente spiritosa: tu che mi trovi sempre noioso; ma non temiate di disturbarci, signora marchesa: quando sono con lui ozioso di professione, ozieggio io pure. Concedetemi pertanto di presentarvelo.

— Il conte Giorgio De Vinci.

— La signora marchesa di Monero.

Giorgio mosse un passo e le si inchinò colla grazia di un perfetto gentiluomo.

— Debbo accettare l'assicurazione del mio avvocato?

— Pur troppo: non ho motivo per trattenere Carlo, e me ne duole perchè avrei il piacere di sagrificarvelo.

— Sai, Giorgio, gli si voltò Carlo vedendo la marchesa disporsi a proseguire: tornando a casa, puoi passare da Mimy e dirle che se avessi a tardare non s'inquieti: sono dalla signora marchesa.

— Ah! il signor conte la vedrà questa sera... e si fermò.

L'occhio le cadde sopra un mazzetto di amorini sprofondatosele nel seno fra il vano di due bottoni: ne lo estrasse e presentandoglielo:

— Potrei pregarvi, signor conte, di portarglielo, ricordandole che lo ponga domani sull'abito bianco? Capriccio! aggiunse smorzando il tono delle parole; ho domandato alla signora Mimy di mettersi domani l'abito bianco, che finiva appunto di ricamare, e le mando questo fiore, il solo che convenga su quello. Sarà così bella in quell'abito!...