«Perchè non ci scriviamo più? Crescendo in noi l'amicizia si è forse agghiacciato l'amore? Sarebbe troppo triste il crederlo, mentre lo è già fin troppo il domandarlo: questa sera rompo il velo del silenzio e vi appaio colla fede di essere ancora riconosciuta, perchè ho veramente bisogno di voi, e voi sola potete comprendermi.

«A giorni partirò da Bologna, forse per sempre, forse per fuggire da me stessa sulle traccie del mio sogno d'amore. Voi avete, fanciulla, il pallore dei sogni sulla fronte, come me ne soffrite e, credendoli solamente sogni, ve ne disperate — Eden terribile questo dei sogni, ove le serpi si nascondono tra i fiori e vi mordono quando allungate la mano per coglierli: ove l'ombra attira ed uccide, ove il sole accende sorrisi sopra tutte le cose mentendole, ove la musica delle piante ubbriaca e le farfalle seguendole guidano a perdizione... Eppure dover vivere di un sogno e doverne morire, perchè sempre un sogno, quale destino!

«Quale è il vostro sogno, fanciulla? Quale larva ha gittato la sua pallidezza sul vostro viso, quali baci hanno ammorzato il rosso delle vostre labbra, in quali abbracciamenti la vostra persona si fe' così gracile pur rimanendo così plastica?... Ditemi, fanciulla, di quale dolore vi siete innamorata, perchè l'ami io pure, lui che vi rese così bella.

«Se la sventura è una catena, forse lo stesso anello chiude i nostri polsi.... ma ecco che sogno ancora e dimentico che dovrò partire da Bologna e che voi non vorrete seguirmi! Che cosa farete quando io non sarò più per voi? Sempre bella, sempre moglie, sempre sola, sempre infelice: brillare come un diamante in una grotta, tacere come la cetra di un poeta sulla sua tomba di marmo.... Sarà questa la vostra sorte e la compirete rassegnata: lasciatemi quindi piangere con voi una lagrima sul vostro destino.

«Il sogno della vita non può essere che un sogno di amore; il mio era forse il sogno di un sogno. Sognavo l'amore di una bella più bella delle più belle fantasime dei pittori e dei poeti; al pari di me aveva sognato e patito: ci rivelavamo incontrandoci con uno sguardo; io rompevo la sua catena e c'involavamo lungi lungi, in un'immensa città o in una fiorita solitudine. Là ci amavamo. Il nostro palazzo era costruito come un tempio, alcune schiave belle come le muse degli antichi ci servivano; nessun triste spettacolo; arte e natura, musica e fiori, gemme e sete, giovinezza e voluttà, tutto ai nostri piedi, un mondo nel mondo e in esso noi due sole.

«Sognavo un amore divino e solitario, un corpo più gracile, un'anima più delicata della mia... Era una figura pallida e mesta coi capelli svolazzanti sulle spalle, una tunica bianca a ricami d'oro, un seno piccolo, forme vaporose... Leggiera come una nube la vedevo passarmi sul capo e viaggiare lontanamente pel cielo: mi compariva nel mio gabinetto, spesso entrando nella mia camera la trovavo seduta sulla sponda del letto, ma scorgendomi se ne andava... Sogni!

«Da lungo tempo giro il mondo sull'orme di quel fantasma col terrore di averlo incontrato e che non mi abbia riconosciuto... Oh! se la mia vita dovrà passare senza amore e dovrò cadere nella tomba cogli occhi fisi disperatamente dietro la sua tunica bianca... maledetta l'ora che nacqui, che la mente ebbe il primo pensiero e il cuore il primo palpito: maledetta la bellezza che mi aveva resa degna dell'amore e l'ingegno che me ne aveva rivelata la divinità! Avete un farmaco per questa piaga? Avete un origliere per riposarvi una testa morente di questo dolore?

«Mia pallida fanciulla, perchè ci siamo mai incontrate? Perchè i vostri capelli eran così biondi e il vostro abito così bianco come la tunica della mia Peri? Lontana da voi, il mio cuore verrà spesso a palpitare sul vostro abito bianco: sempre che la voluttà mi bisbigli all'orecchio le sue poesie, il vostro nome mi salirà alle labbra come guizza sulla bruna onda del mare un triglio gemmato; vi sentirò dappertutto, intorno a me, intrecciata ne' miei capelli come un ramoscello fiorito e spinoso. E voi che cosa farete? Dove andrete? A chi penserete? Chi amerete? Ah! misteriosa fanciulla, che mi comprendete e non potete amarmi, che legata al mio polso collo stesso anello non potete col braccio libero stringervi al mio braccio, voi tanto bella e infelice, addio! Addio, povera rosa, che le gramigne hanno soffocato nelle loro spire: addio, magnifica opale, che una lumaca ha chiusa nella propria casa... Addio!»


Mimy si strinse la lettera al cuore e si arrovesciò soffocata sul divano.