Attese che la musica ripigliasse fra la trepidazione della sera.
D'improvviso sprizzarono le note di un fandango ebbre di risa e di baci e la voluttà levandosi in sussulto parve gittarsi nella ridda e riempirla di un disordine fragoroso e lascivo: gli occhi neri avventavano lampi, le bocche fremevano e il respiro ingrossandosi faceva arrovesciare le teste coi capelli ondeggianti... La ridda precipitava più veloce e più nuda, perchè le note, quasi mani convulse, alzavano le vesti... Giorgio fu trascinato: non potè resistere, si girò attorno un'occhiata e abbracciandosi d'un tratto all'albero cominciò una difficile e pazza ascensione. Giunse trafelato sulla forcata che la tormenta del Fandango aveva raggiunta la foga di una tormenta di sabbie e le ultime note cadevano soffocate, stritolate.
Nella camera non si vedeva che un doppiere sopra un tavolo.
Una bestemmia gli si frantumò fra i denti, ma indi a poco una donna, vaporosamente vestita di una lunga veste bianca, s'appressò al tavolo e si assise sulla poltrona: la sua posa era languida e la sua figura si rifletteva dietro in un alto specchio, illuminandosi più vivamente nel chiarore della lastra.
— Se Ossian la vedesse in questo punto, Giorgio pensò, la paragonerebbe a Sumalla o ad Evirallina.
La donna non si moveva dalla sua stanca posa; una treccia discesa in una piega della veste ne usciva sciolta in ciuffo; forse ella aveva cominciato a disfarla e s'era fermata prima che a mezzo.
Passarono alcuni minuti: indi colla mano libera riprese la treccia, la disciolse, la diffuse: slegò il mazzo dell'altre lasciandone intatta una sola, e stette guardando fisamente per la finestra.
La tenda era immobile, il vento era cessato; ella pure stava immobile e le candele la lumeggiavano.
Sospirò forte, poi aprendo lentamente le braccia fe' colla testa un atto inesprimibile di seduzione, quasi che un fantasma le stesse dinanzi e non intendendosi bene col linguaggio degli occhi si movesse per abbandonarla: ma le mani non le caddero abbattute, anzi si levò, andò allo specchio e vi si mirò intenta. Poi si volse alla finestra; la tenebria facevasi mano mano più densa.
Dal ramo, che stringeva colle ginocchia a guisa di una sella, Giorgio osservava comodamente nella stanza per il vano delle tende.