Mimy si slacciò al collo la veste rigettandola dalle spalle perchè scivolasse; la veste scivolando si gonfiò come una nuvola e la nascose sino ai ginocchi; ella non aveva più che la camicia, strana, attillata quanto un abito, con un ampio bavero alla marinara e una cintura alle reni che le disegnava vagamente le forme della persona. Così contemplandosi si accomodò i capelli, stirò una calza scesa borghesemente in crespe, allentò la fascia, si sbottonò il pettorale con lentezza quasi di amante, che volesse bere a sorsi le voluttà delle bellezze che scopriva; poi lo staccò, e poichè voltava il fianco alla finestra, Giorgio potè ammirare una divina forma femminea. La camicia era diventata una mantellina a maniche.

Allora si ammirò ella pure; poi fanciullescamente, a passi piccini, venne a prendere la mandola in sul tavolo, trasse la poltrona allo specchio e vi si adagiò: ma depose l'istromento sulla veste invece di toccarlo.

All'insistenza della propria contemplazione quella donna doveva essere innamorata di sè stessa, poichè la vanità non bastava a spiegare la lunga e raffinata osservazione del bel corpo. Nella sua attitudine che avrebbe entusiasmato uno scultore posava dinanzi a sè medesima. Mollemente sdraiata sulla poltrona, colla camicia gettata sul dosso come un mantello, i capelli ondeggianti, una mano sotto il seno e un piede che scherzava colla cornice dello specchio, mentre la gamba vi si rifletteva in tutta la purezza del suo profilo... ella si inebbriava, insuperbiva forse, e non aveva torto. Le sue forme erano di grandezza mezzana ma di una inesprimibile castità artistica — bianca, bionda, fanciulla, all'aria estatica del volto e al fremente errare della mano forse assorta in un sogno di amore: sola, nuda, allo specchio, la mandola ai piedi, i capelli diffusi — figura poetica ed originale di voluttà e di bellezza! Giorgio la divorava. La stravaganza della sua ascensione sull'albero era superata dalla stravaganza di quella scoperta e dall'estasi solitaria di quella donna davanti a sè stessa e in sè stessa, giacchè quella nudità così pura e insieme così impudente prestavasi alle più bizzarre e audaci divagazioni.

— Bella!... bisogna ch'io l'abbia, mormorò stendendo nell'ombra una mano verso di lei.

La scena durava da quasi un'ora e la donna sembrava essersi assopita, quando un colpo piuttosto violento all'uscio la scosse.

Stette in ascolto.

Fu bussato nuovamente.

— Chi è? ella chiese indossando lestamente la veste e respingendo d'un piede il pettorale sotto lo specchio.

Giorgio non intese risposta, ma probabilmente fu un io, e questo era Carlo.

— Che cosa facevi? domandò colla sua grossa voce fermandosi sulla soglia.