Ella mosse loro incontro e accettò senza obbiezioni il pretesto inventato per giustificare quella troppo pronta ritirata: li accompagnò alquanto e offrendo il braccio a Mimy:

— Dunque addio, signora... siate felice.

Stavano sul limitare dell'anticamera; Carlo e la baronessa erano innanzi pei mantelli.

— Eppure se mi avessero detto, questa non è la donna che cerchi, avrei giuocata la testa che non mi ero ingannata. Voi... la coperse di uno sguardo sfolgorante di mille passioni: maledetta! esclamò respingendola brutalmente dalla porta e tornò fuggendo nel salone.

— Mi fate quasi paura, disse Ofelia imbattendosele daccapo e non sapendo ancora nulla dello scandalo del gabinetto.

Ristette: poi afferrandole il braccio con impeto repentino:

— Volete un consiglio da chi ha vissuto troppo e può darvelo? proruppe sordamente. Guardatevi dall'amore voi che siete bella, come dal vaiuolo. Se guardando un quadro, se leggendo un libro, se ascoltando un uomo o una donna vi sentite gonfiare il cuore... soffocatelo, sarà ancora ventura. Diffidate di tutto, del sole, del cielo che vi sorride, della terra che vi fiorisce intorno: diffidate degli uomini che sono bruti, delle donne che sono maschere — innamoratevi di voi stessa: ecco il mio consiglio e respingete sino l'idea di un altro amore.

Ma pronunciando queste ultime parole scoppiò in un riso convulso.

Ofelia la osservò incantata e mezzo sbigottita.

— Vi ho fatto proprio paura, segui accorgendosi, malgrado la tempesta nell'anima, di aver trasceso. Ma sapete, Ofelia, che i vostri capelli neri sono magnifici! Che bel lenzuolo per chi suicidandosi potesse avvolgervisi e cadere nel sepolcro... Belli! e le accarezzava un riccio sul collo: neri come un panno mortuale.