— Se tu potessi mettere una mano qui dentro..., e le indicò il cuore.
Giulietta le si inginocchiò innanzi, ella le abbracciò il collo e nascondendole la testa nelle spalle pianse. Le lagrime prima rare e grosse come i goccioloni che precedono i temporali, scesero poco a poco meno difficili, continue, senza un singhiozzo — lagrime mute di un dolore nel quale colla speranza era cessata la facoltà del lamento; lagrime di amore sventurato e innocente, che la natura non volle si potessero mai cristallizzare perchè le stelle non fuggissero disperate d'invidia e la notte incombesse buia buia...
E quel pianto mesto le accarezzava colla sua armonia quel dolore, perchè vi è una ineffabile armonia nel pianto muto: tutti quei lamenti che muoiono prima di aver vagito, quei sospiri che cadono a mezzo la via, quei rari aneliti che paiono il soffio d'una voce estintasi nello sforzo inutile di voler gridare, quei brividi dell'affanno che si dibatte senza muoversi come un cacciatore nelle spire di un serpente... fanno una musica senza nome, la quale passa sull'anima come un vento e la trasporta... Il cielo è bruno, il vento è freddo e l'anima è trasportata sempre più in alto, lontano... il mondo è rimasto laggiù che non si vede e non si ode: nessun astro sorride, ma il vento non si stanca, e l'anima, che si sente rapita, vi batte l'ali convulsa quasi per farsene un appoggio e non cadere.
Mimy piangeva abbandonata al pianto, come una barca, cui si rompa il canapo, alla corrente di un fiume: e le pareva che il pianto la trascinasse lungi dal suo dolore — meravigliosa previdenza della natura, che ha dato il pianto al dolore per lasciargli più lungamente la vittima. Giulietta commossa da quelle lagrime si obliava in quel affanno non suo.
Poi come negli uragani, quando l'acqua scema infierisce il vento, il pianto imperversò: Mimy alzò il capo scoppiando in singhiozzi.
— Mio Dio! che cosa è stato? supplicò affettuosamente la fanciulla.
L'altra la guardò come se la domanda fosse strana.
Il mondo non aveva dunque sentito la tempesta che l'aveva schiantata!
Si levò con impeto e respingendola mosse qualche passo per la stanza: era fuori di sè.
— Cosa è stato eh? urlò fermandosele innanzi. È stato: oh ma è impossibile! è Dio che mi perseguita: che cosa gli ho fatto io!