La malinconia dell'ultima frase la vinse così che due lagrime le appannarono gli occhi. Ora che tutto era disposto per la fuga, quella piena di sentimenti e di idee svaniva per incanto: si guardò attorno. Quel disordine quasi drammatico le strinse tanto il cuore, che dovette ripetersi di non volerci pensare per soffocare l'emozione.
Interrogò l'orologio; appena le quattro e mezzo: due ore prima di giorno. Il tempo che prima incalzava, adesso sembrava andare adagio per godersi la sua tortura. Due ore lì vestita, pronta sempre a fuggire, erano troppo lunghe: doveva star seduta in quel freddo, agghiacciarsi i piedi, agghiacciarsi l'anima, riflettere ancora sulla risoluzione presa, pesarne l'audacia, scrutarne tutti i dubbi, noverarne tutti i pericoli... Non si dava forse al mondo un coraggio capace di tanto.
La candela era meno che mezza. Se si fosse spenta prima dell'alba? Nel gabinetto se ne trovavano altre, ma bisognava cercarle, e ciò aveva mille imbarazzi; in certi momenti ogni cosa, ogni atto acquista un significato incomprensibilmente fantastico. Si sentiva venir freddo; quindi per muoversi andò all'armadio e ne trasse la pelliccia di martora. Vi si ravvoltolò e si rimise a sedere come prima sulla poltrona. Cominciò ad attendere: non erano trascorsi cinque minuti che le sembrò di avere già troppo atteso e dovette alzarsi per camminare. Una smania indefinibile l'agitava; temeva di pensare e non lo avrebbe potuto in quel convulso di ogni fibra: quasi quasi vi si provò. Passeggiò, si guardò nello specchio, studiò le pieghe dell'abito e indispettita di queste frivolezze in tanta solennità di momenti rilesse il biglietto di Giulietta, riaperse quasi il cofano e si pentì a mezzo.
— Mio Dio! attendere ancora due ore.
Rigironzolò, trovò un libro e lesse:
Ma dimmi, altro è l'amore
Che lagrime e dolor?
— Altro! rispose e seguitò leggendo, senonchè la mente non teneva dietro agli occhi e gittò il libro.
Quella domanda di Japhet a Aholibama le era entrata così profondamente nell'anima che se la ripetè parecchie volte. L'amore non è che lagrime e dolore: i fiori della sua corona nascono in cielo, ma per farli vivere sulla terra un giorno bisogna inaffiarli col pianto, e forse muoiono egualmente. L'amore è un angelo allontanatosi dal paradiso per la noia della sua festa perenne, e Dio lo maledì; allora rimase sulla terra, e oggi pure tutti quelli che amano sono maledetti e piangono...
Mimy si accorse di piangere questa volta senza amarezza: pensava con malinconica confusione all'amore e piangeva. Ebbene, perchè non piangere? Ogni lagrima che stilla dagli occhi è forse un'idea dolorosa che esce dal cervello. Si avvolse più strettamente nella pelliccia, si buttò sul letto e tirandosi un lembo del lenzuolo sul volto chiuse gli occhi.