La Gioconda. — Arrigo Boito.
La marchesa era seduta sopra una lunga poltrona ai piedi del letto; Sulema si ritirò immediatamente, mentre Mimy entrava cogli occhi bassi e il passo incerto, arrestandosi poco oltre la soglia.
Elisa fe' un gesto e l'altra, attirata quasi a forza, le venne innanzi alla ottomana senza nemmeno vedere che la marchesa si era sollevata sul busto attendendo ansiosamente una parola.
Mimy non parlava: pareva vacillare.
— A che debbo mai, signora, la fortuna di questa visita mattutina? disse finalmente Elisa alzandosi.
Mimy, che aveva rifiutato l'invito di sedersi, fu percossa da questa fredda e semplice domanda: A che debbo mai? Non aveva dunque voluto leggere il suo bigliettino? La fissò un istante, poi gli sguardi le si appannarono e cadendole ai piedi le abbracciò le ginocchia in piantò dirotto.
— Perdono, perdono!
— Mimy! esclamò prendendole il volto nelle mani: mi tradivate dunque quando vi sorpresi?
— No.
— Giuratemelo.