— Ve lo giuro, e se mento Dio mi uccida prima che mi abbiate perdonato.

— Ah! ruggì la marchesa rialzandola robustamente e premendosela sul cuore. Mimy non singhiozzava più, ma piangeva ancora e i baci di Elisa le cadevano sulle gote più caldi e più frequenti, anzi l'abbraccio era così violento, che le mancò il respiro e le chinò il capo sulla spalla.

Soffocava dall'emozione.

— Mimy, Mimy.... O mio Dio! che cosa hai? sono la tua Elisa, diceva sentendosela svenire fra le braccia. L'adagiò teneramente sulla poltrona e alla sua volta inginocchiandosi.... Mimy, ripeteva, sono la tua Elisa.... guardami dunque....

Quello di Mimy non era che languore, ma s'infinse alle dolci carezze e tenne chiusi gli occhi per non mutare guanciale. Le riposava il capo sul seno: ma siccome l'altra seguitava a smaniare, li aperse languidamente e sorrise.

— Mia....

— Sempre.

— E mi ami?

— Più.... Mimy cercò un paragone... più che tu non mi ami.

La marchesa abbassò gli sguardi quasi umiliata da quella parola, ma risollevandoli prontamente le chiese agitata: