«Poichè dovrò allontanarmi, non negate il tozzo di pane al povero, cui rifiutaste l'ospitalità, e ditemi: allorchè mi amaste, quale era il vostro sogno di vita? Ecco il problema che da sola non risolvo e nel quale si dibattono spasmodicamente il mio cuore e la mia ragione.
«Quando ero fanciulla, come voi, sognavo l'amore di una bella che bella solamente per me non patisse alcun lordo contatto, non avesse altro pensiero che d'essere bella e di amarmi. Nobile, bella, ricca io medesima, immaginavo che nulla potesse impedirmi di vivere per tale sogno e di ottenerlo. M'ingannavo: dovetti essere moglie, umiliare il mio ideale, prostituire i miei sensi sotto un uomo; senonchè la violenza non potè degradarmi, mi ribellai, riebbi l'indipendenza e fui vedova, doppiamente ricca di danaro, d'esperienza e di passione. Quindi cercai il mio sogno e non lo trovai.
«Intanto, nella speranza mi era preparato una specie di serraglio, compiacendomi a chiamare col nome di schiave le cameriere che mi idolatravano. Viaggiai mezza Europa, approdai in Oriente, rimontai l'Egitto e conobbi donne di rara bellezza, d'ingegno vivace, ma nessuna che rispondesse al mio cuore. Ero dunque pazza se cercavo la felicità in un'altra zona fuori della natura? Ma una voce segreta mi susurrava che esisteva, e mi sentivo troppo nobile di anima per stimare la mia passione una bestialità. Proseguii i vagabondi viaggi e finalmente stanca tornai in Sicilia, spendendovi un anno a adornare la villa per la mia incognita. Poi mi rimisi in cammino, e v'incontrai. Ma se meco aveste comuni le giovanili aspirazioni ed i sogni, e al pari di me non potevate amare che una donna, perchè il pensiero di vivere meco lungi dal mondo, al di sopra del mondo, non fu il primo della vostra mente, per non dire del vostro cuore?
«Se Dio esiste e la morte ci apre le porte del suo tribunale, io potrò sempre dirgli: la mia vita giusta o reproba è una, diritta, sempre fedele a sè stessa; non ho mai deviato volontariamente, non ho rallentato il passo, discussa la meta... Ma voi gli direte altrettanto? voi che avete ingannata e tradita voi stessa; voi che per paura di un urlo plebeo avete posto la mano sulla bocca dell'amore e soffocandolo gli avete detto: taci! Voi che avete stritolato un'anima grande come la vostra, perchè? ditemelo, signora; via ditemi come pensavate, come pensate adesso di vivere; ditemi, poichè la vita è un matrimonio, a che, a chi vi sposereste se non mi avete sposata?
«E noi saremmo state felici. Vi avevo già preparato un castello, un serraglio per voi la sultana. I miei milioni, perdonatemi la goffa particolarità, vi avrebbero circondata di un lusso quale solo la poesia può desiderarlo; voi sultana, regina, idolo, dio. Il mio amore si sarebbe steso ai piedi per rendervi più soffici i tappeti dei fiori o della Persia, si sarebbe addensato intorno alla vostra nudità per avvolgerla in una nube sfolgorante, o avrebbe soffiato sulle pieghe dei vostri abiti per renderle più lievi e più loquaci. Fuori alla campagna sarebbe stato il genio della solitudine e della natura, nelle sale del mio palazzo il mago dell'arte e della voluttà. Voi desta, avrebbe vegliato sulle ore che passavano perchè ognuna vi gettasse un sorriso o un piacere: voi addormentata, avrebbe composto la musica per i balli dei vostri sogni... Il mio amore sarebbe stato sempre con voi, dovunque; il mio amore avrebbe saputo uccidermi se glielo aveste ordinato...
«Che gli dirò adesso, al mio amore, adesso che lo avete abbandonato? Perchè vi ho mai rispettata nei primi convegni e debbo essere cacciata dalla fontana senza avervi pure bagnato il lembo della veste? Non vi ho dato che un bacio e non vi ho posato che una sola volta il capo sulla spalla... Ebbene, fanciulla, poichè vi sono dispiaciuta e mi rinnegate, venite a godervi la mia morte; andrò a sdraiarmi sul coperchio della mia tomba, quello sarà il letto e il veleno lo berrò alla tazza della vostra indifferenza... Ma lasciatemi amare, lasciate che vi spogli quel casto costume di Margherita, mentre spoglierò il mio tetro costume di Notte. Vi prometto di non violarvi, ma nuda vi sentirò nuda, vi bacierò solo i capelli, e così non sentirete i miei baci; ma nuda al vostro fianco, il seno presso il seno, l'anca nell'anca, il volto nel volto, la mano nella mano, così, almeno così... e quando sarò morta levatevi, signora, ma fate piano, perchè anche morta sentirò quest'ultimo abbandono e i fremiti del mio cadavere potrebbero spaventarvi...
«Oh, Mimy, ma è impossibile che ci lasciamo! Allora se ne vada il sole e seco se ne vada la terra, che non mi erano cari se non per voi!
«Ci penso e vaneggio: è impossibile che ci lasciamo. Avervi cercata cinque anni, essere cresciuta per voi, per voi divenuta una donna, e abbandonarvi, perdervi... perchè? Vi ripeto, è impossibile. Il naufrago, quando lo ha abbracciato, non lascia più il suo salvatore dovessero assieme annegare: naufragavo se non vi avessi incontrata, ed oramai dobbiamo essere unite per la vita e per la morte.
«Un grande poeta ha detto: che nessun dolore è maggiore del ricordarsi del tempo felice nella miseria, ma vi è un dolore più ineffabile, quello di vedere immiserito il proprio ideale. Non importa. Io che volevo vivere unicamente per voi, e che voi viveste unicamente per me; che nel nostro amore volevo riunite tutte le perfezioni e tutta la natura, che avrei voluto vedervi sempre nell'azzurro pura come esso e colla fronte più luminosa del sole... non importa, rinuncio all'ideale di voi e mi contento della Mimy dell'avvocato e del conte. Non sono più la donna che stimavate grande, sono una povera donna, che domanda l'elemosina. Amatemi come meglio vi piacerà, dalla vostra sfera sublime seguitate a scendere fin dove scendono le donne più intrepide al fango, e vi seguirò... sarò l'ultimo, il più ridicolo dei vostri amanti; amatemi in un'ora di noia, in un'ora di rabbia, non importa! Non vi disputo più, non dico più: o tutto o nulla... no, datemi quello che vorrete, ma datemi qualche cosa e chiedetemi qualunque sacrificio. Vendetemi ognuno dei vostri baci per un bacio che darò a vostro marito, al vostro domestico; quando mi vi inginocchierò ai piedi, percotetemi col tacco la gota, ma lasciatemi toccare la vostra veste. Ho bisogno di voi e vi voglio. Starò sempre alla vedetta, e quando vi vedrò più afflitta o più superba, stenderò la mano... Avremo ancora qualche appuntamento?!
«Se verrete una volta sul mio letto sarò consolata per sempre, perchè ad ogni tempesta di rammarichi mi vi andrò a sdraiare, e baciando i cuscini, dove affondò la vostra testa, mi sembrerà di baciarvi sulle labbra.