— Dunque mi vi opponete: capisco... vorreste salvarla nuovamente.... So tutto. E le presentò la lettera di Mimy.

La marchesa s'illuminò in volto dalla gioia.

— Siete una nobile amica, ma badate, l'amicizia, essa pure, ha le sue frontiere. Ieri sera l'avete salvata con una generosità da romanzo, e adesso vi domando scusa del mio impeto villano e vi ammiro. Ma la scena è cambiata. Malgrado la vostra bella azione io so e il mondo sa tutto. Quella donna non può aver mancato impunemente a' suoi doveri... la reclamo.

— Come un giudice in tribunale, rispose stridulamente la marchesa.

— E sia pure, ribattè irritato dalla ridicolezza della sua posizione.

La marchesa si levò:

— Ebbene, no. Cedetemi vostra moglie: credo che in diritto romano si possa. Catone la dette pure ad Ortensio.

Questa scappata detta con inesprimibile grazia lo fece sorridere.

— Non importa: la mia citazione vi esilara, e così? insistè infilandogli il braccio.

— No, egli fe' resistendo: qualunque siano le vostre opinioni sul matrimonio, io ho le mie e il mondo ha le sue. Siete libera di ridere che Giorgio mi abbia miserabilmente ingannato, di offrire ricovero alla sua amante; siete libera in questo come nel trovarmi brutto, senza spirito, senza pregio, ma non senza onore. Non scherzo, signora. Mia moglie è qui e deve ritornare meco: voglio impedirle altri scandali. Se avete voluto trattenermi finchè mi calmi, parmi ormai d'essere abbastanza tranquillo per non destare seri timori.