— Molto di più, corresse sorridendo ironicamente: andate.

L'accento di quest'ultima parola fu così imperioso che indietreggiò come un servo. Teneva l'astuccio aperto nelle mani, ritraendosi metà rivolto alla porta, metà a lei, immota nell'altero atteggiamento.

— Domani mattina a quest'ora! disse guardando l'orologio sul tavolo.

— A quest'ora.

Si avanzò di un passo e correndole incontro:

— Non lo posso credere: è una felicità troppo grande. Le prese un lembo della veste e fuori di sè dalla gioia glielo baciò.

— Lasciatemi, signore: se la fortezza ha abbassato la bandiera, non ha ancora aperto le porte. A voi il domani, ma l'oggi è ancora mio; però queste parole furono pronunciate con tale malinconia, che finì di persuaderlo.

Si ritrassero entrambi ad un tempo: l'avvocato andando verso la porta; la marchesa verso l'usciuolo del gabinetto. Vi giunse la prima, si fermò sulla soglia. Di rossa era divenuta pallida: ogni passo di lui sarebbesi detto le calpestasse il cuore. Egli camminava vivacemente e arrivando alla porta ne scostò in fretta il cortinaggio, fe' girare la maniglia, il cortinaggio ricadde quasi coprendolo. In quel punto intese un:

— Ah! che lo gelò.

Mise fuori il capo, non vide che lo strascico rosso della veste scomparire per la fessura dell'usciuolo.