Ecco una sala da bagno. Una donna si rattiene la camicia sul ginocchio e chinandosi sull'orlo della vasca sorride alla bellezza della propria immagine sorridente fra il velo dell'acqua. I capelli ancora crespi dell'elegante acconciatura le ondulano sulle spalle marmoree a ogni moto del capo, come forse ad ogni guizzo del senso, desto dalla propria nudità, le fremono idee nella mente. La luce scende arcanamente velata non si sa dove e l'aria tiepida è satura di profumi. Le statue bianche immobili sembrano assaporare la voluttà dell'ambiente. Tutto tace; non un'immagine o un rumore del mondo, non una pianta che ricordi la natura, non un oggetto che ricordi la legge. Se la gloria ha i trofei e Dio le chiese, la voluttà ha le terme o almeno le ebbe un giorno, quando regnò sulla terra un popolo grande. Adesso la virtù cristiana ha cacciato dalla vita questo lusso poetico, e le donne si bagnano entro una ignobile tinozza in una più ignobile camera, come s'immerge il pollo nella catinella prima di arrostirlo. Le case non hanno più sale per la voluttà e non hanno più statue... Dimentichiamo e sogniamo...
La sala è rotonda. Nel pavimento lastricato di diaspro siciliano si profonda una vasca di alabastro degradando a scalinata; intorno girano dodici colonne di alabastro e nei loro vani appoggiate alle pareti attendono dodici statue. La donna ha lasciato il suo manto bianco sopra un cippo di marmo, e guarda. Le statue sorridono...
Io vi abbandono e seguo il mio racconto.
Il gabinetto, nel quale Mimy disponevasi al bagno, quantunque inferiore in magnificenza all'altro che la marchesa possedeva nel suo famoso castello di Sicilia, rivelava forse meglio la graziosa ricchezza della sua fantasia di poeta. Era una specie di capanna rustica senza forma alcuna. Le sue pareti e la vôlta formati di rami di quercia nemmeno sbucciati andavano per ogni lato e parevano cadere ad ogni istante; anzi la vôlta era rovinata in un angolo e fra le sue ruine sorgevano piantelle rampicanti ed erbe grasse.
In un altro angolo s'ammucchiavano molti canestri di fiori esotici, che usi a brillare nei gabinetti aristocratici, e quindi malcontenti del luogo, sembravano guardarsi in uno specchio, capricciosamente insinuato fra i rami, parlando fra loro coll'alterigia di un crocchio di eleganti a una festa di parrocchia in campagna. Non li curiamo ed esaminiamo questo canotto, che partito Dio sa da quali atroci spiaggie di antropofagi si è qui fermato troppo grave di acqua. È tutto di un pezzo, perchè l'artista selvaggio invece di correggere la deforme rotondità dell'albero non lo sbucciò nemmeno e non badò che a scavarlo profondamente nel mezzo per adagiarvisi sdraiato e vogare nascosto alle freccie dei nemici.
Mimy vi è dentro e ascolta fremendo le ultime parole di un canto di Zisa, che si smorza in una cadenza malinconica.
La voce si spense. Mimy, adagiandosi nel canotto, in uno specchio insinuato sì improvvisamente nella vôlta bizzarra che le rappresentò il suo bagno, si sorprese così bella in quel movimento di meraviglia, che non potè a meno di sorridersi.
L'acqua del canotto era tiepida e profumata come l'ambiente. Mimy era sola.
Si raccolse. Quanti avvenimenti in poche ore! Oh! erano troppi e non ci volle pensare. Si estasiò nella contemplazione di quel gabinetto, esaminò le pianticelle, i rami cadenti e che non cadevano forse rattenuti dalla volontà di Elisa che la proteggeva; tornò a guardarsi nello specchio, guardò i fiori che si specchiavano come lei, e li trovò belli. Tutto era bello in quel punto.
Si sentiva felice, tremava, fremeva, aveva voglia dì piangere e di ridere. Era in casa della marchesa, nel suo bagno, proprio nel suo bagno. Se ci fosse stata anche lei? Veramente in due non ci si poteva stare, ma l'acqua, lattiginosa per una infusione di odori, somigliava tanto ad una coperta, e in un letto per quanto piccino si cape sempre in due. Che bella cosa sognare nel bagno quando si sa, e si vuole ignorare che Elisa vi aspetta e vi sospira, e sognare, come si sognava una volta da fanciulla quando amore, dolore e voluttà erano effluvio di remote contrade, e adesso sognare meno indistintamente! no: folleggiare ancora così, folleggiare intorno alla verità, come i bambini girano intorno alla cassetta dei confetti, che la vecchia ha portato pel camino dopo mezzanotte....