— Sempre così abbracciate, coll'anima sulle labbra e baciandoci. Vogliamo morire così.
— Mimy!
— Elisa!
— E sono tua? tu mi ami? Senti come mi batte il cuore: mi pare di morire.
— Oh! non si muore di gioia.
Così parlavano guardandosi, la faccia nella faccia, l'una respirando il respiro dell'altra, ma la fanciulla indietreggiò e ricadde sul cuscino. Elisa la contemplò ancora un istante, le stese i capelli sul viso senza velarle gli occhi, le passò un braccio sotto l'anca e con una ciocca dei proprii le blandì lieve lieve il seno vergineo. A quella delicata carezza visibili fremiti le correvano sulle carni e umidi lampi le sprizzavano dagli occhi cerulei. Quindi le strappò di sotto il mantello e, chinandosele sul petto, lo corse smaniosa colle labbra. Ma ad ogni bacio cresceva la febbre, cresceva l'anelito e i respiri sfuggivano talora sibilando. Mimy velata dai capelli non la si vedeva arrossire, ma l'altra impallidiva e il seno le palpitava violentemente, mentre colla mano le saliva pel dosso alla testa. Ansava, tremava. Arrivò al volto, ne scostò i capelli e, guardatolo prima con indicibile rapimento, tornò al bacio infuocato delle labbra. Le labbra si premevano, si premevano i corpi, perchè la marchesa nello sforzo era salita sul letto, ma quel bacio, convulso non finiva, non lentava. Forse sentendosi entrambe soffocare si serravano colle braccia l'una contro l'altra per aiutarsi, ed invano. Infine la più forte vi si strappò; Elisa levò con atto febbrile il capo, mentre Mimy chiudeva gli occhi.
Una leonessa sopra una gazzella.
— Mimy! ruggì, e passandosi una mano dietro il collo si rigettò dinanzi tutto il volume dei capelli, così che ne rimasero ambedue coperte; poi si riaccostarono e ricominciò un dialogo tronco, sibilante, sommesso. Erano parole incomprensibili, non erano neppure parole. Erano non lo so: ma le teste si agitavano, scoppiava qualche grido e le braccia si davano una stretta.
— Uomo?! mormorò la marchesa.
— No: donna...