— Sì, rispondeva Giorgio tirando indietro il cavallo per lasciarla passare.
— Mi spingete ad entrare?
— Forse che la signora marchesa non ne aveva l'intenzione?
Ella gli lanciò uno sguardo scrutatore, ma il volto di Giorgio aveva la migliore indifferenza del mondo.
— Infatti è vero.
E s'inoltrò risolutamente accennando alla mora di attendere.
Al rumore delle cavalcature sui ciottolini del viale una figura bianca apparve e si ritrasse prontissima da una finestra al primo piano, ma non tanto che la marchesa non la riconoscesse: d'un salto ella fu alla porta. Giorgio si buttò da cavallo per aiutarla, ma troppo tardi; e si avviarono a braccetto preceduti da un servo mal livreato.
Si fermarono in un salottino decente, colle pareti e la vôlta nascoste da una tenda di mussolina fiorata.
Poco stette a presentarsi l'avvocato commosso fino alla confusione.
— Lo debbo a te, senza dubbio, disse dopo esauriti i primi complimenti, questo regalo di condurmi la signora marchesa.