— Non venivate dunque dalla sua camera?
A questa domanda bizzarramente indiscreta anche per lo sguardo che l'accompagnava egli provò un sussulto.
— Io? no, ero nello studio quando il servo è venuto ad annunciarmi che la fortuna mi era piovuta a casa.
— Cioè salita.
Giorgio era andato alla finestra nel cui mezzo, fra le tende, pendeva una canestrina di fiori, opera di Mimy, stupendamente imitati.
— Mi permettete che vada a vederla? ella proseguì: ieri la pregai di mettersi l'abito bianco, non vorrei se ne dimenticasse. Quindi senza attendere la risposta facendogli col capo un intraducibile cenno di saluto, di carezza, di beffa sparve dietro la porta per la quale egli era entrato.
— Non capisco! proruppe dopo un momento con voce dispettosa.
— L'ho sempre creduto, ribattè Giorgio meravigliato di vederlo solo.
— Sei un insolente.
— Adagio: non ti ho ancora detto avvocato stamane e non hai diritto d'insultarmi. Ma che cosa hai? la marchesa t'imbarazza? Eppure sei solo.