— Forse che avrei torto?

— Perdono, ma il mio sesso mi costringe a credere che sì.

— Il vostro sesso! Ecco la grande ragione degli uomini, il perchè di ciò che chiamano amore. Ma si può veramente amare ciò che non si comprende, e quale è l'uomo, per quanto fornito di genio, giacchè parlando di loro bisogna pur sempre supporlo, che comprenda il cuore di una donna o abbia una mano tanto delicata da aprirne le porte senza infrangerle, da montarne l'altare senza rovesciarlo? Sanno amare! ma intendono nemmeno il linguaggio della passione?

— Cosa dicono adunque le parole di Amleto sulla bara di Ofelia?

— Quello che il ruggito del leone, cui il cacciatore uccide la leonessa.

— Ruggito sublime!

— Selvaggio. Ma sia: ma quello è uno sforzo nel quale concorrono l'odio, l'ira, il dolore, la morte; egoismo e sensi che ruggono vedendosi sfuggire la preda. Amleto scenderebbe forse nella fossa, ma la vanità ve lo spinge, ma a questa Ofelia così cara che cosa avrebbe da offrirle se viva? Quando avesse intesa la poesia di quella creatura l'avrebbe sagrificata alla vendetta del proprio padre, un ubbriacone, all'ambizione di regnare sui Danesi, un gregge di bufali? La passione d'Amleto è sublime, voi dite: trovatemi dunque un aggettivo per l'altra di Salmaci o della Piccola Sirena di Andersen.

— Favole.

— No, simboli: gli uomini, seguiva con sdegnoso sorriso, sanno amare! Quale parte hanno fatta alla donna nella conquista del mondo? Magnanimo questo amore... Nella nostra società la donna è nulla: vergine, la si educa alla maternità del matrimonio riducendola ad un ballocco che si ammira finchè nuovo, ad una macchina da partorire, che si logora e si rompe partorendo. Di lei si preferisce il corpo all'anima e si dice al suo cuore: sii fedele al padrone — quindi un sonetto, un monile sono il premio del sagrificio.

— Ma allora, interloquì Carlo attonito, la donna...