— Gli uomini non la comprendono.
— Eppure, replicò Giorgio, deve agli uomini che pensano, agli artisti che creano la grandezza cui è giunta.
— Gli artisti menano questo vanto ma è una vanità come tante altre. La donna misconosciuta nella società non esiste nell'arte. La Grecia ne ebbe un cadavere nella Venere, il mondo moderno non ha nulla, perchè le vergini e le madonne cristiane, limite estremo della bellezza, sono un tipo umanamente falso. La nostra forma è bella, possiamo dirlo con orgoglio, ma sotto i vostri scalpelli si fa inanime, sotto i pennelli si altera, e perchè? perchè non conoscete la donna. I nostri sensi sono infinitamente più fini, la nostra anima sarebbe inferiore? Gli uomini, amandoci, userò questo verbo, passano vicino alle nostre siepi e non s'accorgono che dietro sta un giardino: pirati, approdano ad un'isola, si fermano un'ora in un seno e ripartono non solo pretendendo di averla conosciuta, ma di essersene impadroniti.
— Stupendamente espresso! proruppe Carlo.
— Ripiego d'avvocato per non darmi ragione: ma non importa: sono le donne che debbono approvarmi.
E gettò uno sguardo a Mimy, che abbassò gli occhi.
— Siete dunque pentita? ella riprese dopo brevissima pausa.
Mimy spalancò due occhi del più bel ceruleo.
— Il mio amorino?
— Eccolo, disse Giorgio: ho pensato che Mimy lo gradirebbe assai più dalla mano che lo offriva, e l'ho conservato.