— Confessa piuttosto, intervenne Carlo, che la è stata una delle tue solite distrazioni.
— Mai.
— Non è vero, Mimy, che ho avuto un buon pensiero?
— Ebbene? insistè la marchesa.
Mimy le alzò gli occhi nel viso, e guardandola con aria di dolce rimprovero mormorò un sì fievolissimo. La marchesa le prese allora il capo con dolcezza, e chinandoglielo quasi all'altezza della propria bocca le mise l'amorino in un riccio, così che pareva caduto dal cielo.
Si riprese la conversazione: poco dopo, una carrozza si fermò al cancello e la mora entrò ad avvisare la marchesa.
— In viaggio, signori, ella disse gaiamente.
L'avvocato fe' qualche osservazione, perchè aveva egli pure la carrozza, ma dovette arrendersi.
Quella della marchesa era un magnifico calesse ad otto molle, tappezzato di un damasco azzurro a fiorami più cupi: due cuscini ricamati distinguevano i posti delle signore. Giorgio cavalcava allo sportello: ultima veniva la mora.
Si udì un nitrito: era Bothaina che rimasta libera pel prato aveva girato dietro la casa, senza che niuno le badasse nei preparativi della partenza, e accorreva colle orecchie tese.