«La notte, quando la campagna taceva, uscii verso il bosco: nè luna nè stelle. I pini dormivano: ne scossi qualcuno, che mi rispose con un triste muover di capo: Avanti: non mi rammentare che sono condannato all'immobilità, lasciami almeno dormire! Passai oltre: i virgulti mi sferzavano le gambe susurrando. Arrivai ad uno spianato netto ed erboso: v'era un lepre, e fuggì. Mi arrestai, e il vento passando sulla fronte mi bisbigliò egli pure: Avanti!... Per dove? Mi ero ingannato credendo di camminare senza altro scopo che il moto, di lottare senza altra ragione che la lotta?
«Il miraggio del deserto è dunque una consolazione e non uno scherno?
«Avanti avanti, mi zufolava spietatamente negli orecchi la voce, ma nell'anima nessun'altra le rispondeva, e il pensiero, smarrito nei valloni del dubbio, non scorgeva nè sentiero nè orizzonte. — L'uomo aveva d'uopo dell'artista.
«Ritornai a casa, e posato in un angolo lo schioppo mi sedetti allo scrittoio; la mano mi tremava febbrilmente nello stringere la penna, quando una folla entrò silenziosa per la finestra e per la porta. Clarissa, Virginia, Corinna, Margherita, Lelia, Cosetta si sedettero intorno sulle sedie ingombre di libri, e Manfredi, Hebal, Adolfo, Lambert, Faust mi cinsero lo scrittoio.
«Tesi la mano a Faust.
« — Anche tu mi ripeterai: Avanti! Fosti grande: vecchio sui volumi della filosofia un giorno la maledicesti; la intendo ancora quella tua ultima imprecazione — maledetta la pazienza! ma avevi i capelli bianchi e la schiena curva. L'occhio appannatosi sulle pergamene non metteva più lampi, e il sorriso errandoti sulle labbra si sprofondava dietro le gengive sguernite... Eri vecchio, eri un mostro...
« — Ebbene? interruppe Faust.
« — Ti sei mai pentito fra le braccia di Margherita del tuo patto con Mefistofele?
«Faust guardò Margherita sogghignando, ed ella arrossì.»
Due mani che gli si posarono sugli occhi gli fecero cadere il taccuino.