«Povera suor Maria: ci penso spesso.»

Mimy saltò qualche pagina.

«Uno de' miei roseti è stato ucciso da un bruco: ho seppellito l'ultimo fiore in uno scatolino d'oro dove tengo i capelli di suor Maria.

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«Invece che a Giannina voglio raccontarlo a suor Maria.

«Faccio conto che siate qui nella mia camera, stasera che Carlo è a Ravenna per un processo: voi sedete sulla poltrona, io vi avvicino lo sgabello e nascondendovi la testa sulla spalla vi dico tutto. Ella è una triste istoria e io sarò una narratrice ancora più triste.

«Da sei mesi ero uscita di convento: suonavo e leggevo. Nessun uomo mi aveva parlato d'amore e nessuna donna dopo di voi. Ero quieta e malinconica: campavo di musica e di fantasie, consolandomi delle frequenti asprezze della mamma coi fiori della mia finestra.

«Una mattina che copiavo una rosa, mammà mi entrò in camera gravemente ed esaminato prima il disegno mi tolse di mano la matita: ascolta, mi disse, e seguitò dicendo che avrei sposato Carlo, il quale mi conveniva sotto ogni rapporto. Questi lo avevo poco veduto e meno osservato, perchè non mi piaceva.

«Spalancai gli occhi meravigliata, ed ella aggiunse che il matrimonio si farebbe fra due mesi.

«Mamma non mi ha mai voluto bene: ma allora non avevo altra dote che la speranza dello zio Giovanni: ero più povera della mia cameriera, e non mi venne nemmeno il pensiero di resistere: poi due mesi erano tanto lunghi. Rimasi dunque stupita, poi mi calmai.