«Egli veniva ogni due sere: era meco gentile e serio: annoiava anche più che non parlasse: copiai tutto un album di fiori alla sua presenza.
« — È mio marito: pensavo qualche volta guardandolo, ma non pensavo oltre.
«Mamma aveva una vecchia cameriera pettegola, plebea — poveretta, adesso è morta! Mentre prima mi trascurava, dopo l'annunzio del mio matrimonio, per cavarmi forse un regalo, diventò meco graziosa, e un mattino a letto, che stavo col busto fuori delle coperte:
« — Come si divertirà il signor avvocato! mi disse guardandomi leziosamente il seno: e io a coprirmi.
«Ella m'irritò, io fui curiosa e mi raccontò, anzi e mi descrisse tutto.
«Scoppiai in pianto mentre ella se ne andava ridendo. Dunque era vero?
«Il matrimonio, cui non aveva riflettuto ancora, divenne la prigione de' miei pensieri: non ne uscivo, o se pure, tutto mi vi riconduceva: intristivo; mamma non se ne accorgeva. Ebbi la debolezza d'interrogare un'altra volta la cameriera, che mi punì con molti frizzi.
«Adesso osservavo Carlo con ispavento e non ardivo più dirmi in faccia sua: è mio marito.
«La mia vita peggiorava ogni dì, perchè non potevo incontrarmi colle mie compagne che non mi salutassero ironicamente col nome di sposina, o se in parecchie non mi tempestassero di maligne allusioni, di scherzi insolenti: trovavano brutto il marito e me lo litigavano: mi compiangevano piaggiandomi, ma se piegavo abbattuta la testa, esasperavo ancora la loro cattiveria di aguzzine. Le ragazze sono senza pietà quando invidiano. E le mamme erano anche peggiori coi loro gravi complimenti sulla mia buona ventura.
«In que' giorni lessi l'Amour di Stendhal; il suo ingegnoso paragone dell'amore col bastone gettato nelle miniere e dopo tre mesi ritrattone coperto di brillanti cristallizzazioni non mi soddisfece; lo raccontai alla cameriera di mamma: mi rispose ghignando che l'immagine del bastone era giusta, perchè suo marito, fortunatamente morto, l'aveva sempre bastonata durante i loro amori.