«Ci siamo incontrate scendendo di carrozza. Sulla porta dello stabilimento non c'erano uomini. Io precedeva e non ho osato fermarmi per passare la seconda. Il salone era deserto. Ho sentito che ella affrettava il passo e il cuore mi ha balzato con violenza, mentre il pensiero mi è subito corso alla volgare mussolina che indossavo. Avrei voluto guardarmi nello specchio perchè mi pareva mi stesse male ogni cosa: la parrucca era certo per traverso, i cannoncini sulle spalle disciolti, la veste troppo inamidata non accompagnava i movimenti del passo; ma non mi arrischiavo toccarla sentendomi dietro il suo sguardo. Ho traversato il salone certo più largo del solito, e scendevo l'ultimo gradino quando ella apriva l'uscio. Eravamo sole. Giulietta doveva raggiungermi nel camerino. Fortuna che l'ombrellino mi ha salvato dall'impiccio delle mani — la strada era proprio troppo lunga. Sarà una pazzia, ma avevo la febbre. Titubando ho rallentato il passo, poi ho pensato: se mettessi gli occhiali neri? così potrei guardarla con più coraggio... sì ma divento brutta: il mio nasino li sopporta male: e non ho di bello che gli occhi — se li copro è finita. A poco a poco mi sono fatta raggiungere, ma me ne sono subito pentita perchè ella sembrava decisa a non oltrepassarmi. L'ombra del suo ombrellino mi dava sul petto: ascoltavo il rumore de' suoi passi sulla sabbia, odoravo il suo odore di vainiglia — scriverò a Giannina che me ne mandi subito qualche boccetta. Mi sono accorta che camminavo a testa bassa come una educanda.
«Non voglio pensarci oltre: vado a suonare la canzone del moro di Gottschalk.
················
«Eravamo otto signore nel bagno; le più belle io e Giulietta. Mi sono dimenticata la cuffia nel camerino, ma credo di averlo fatto a bella posta: però non pensavo che mi si avessero a sciorre le treccie. Ella era là sulla piattaforma respirando il vento marino che le scherzava col velo; quando mi sono caduti i capelli le è sfuggito un gesto. Il mare era mosso: io nuotavo con passione rompendo le piccole onde, mentre le altre signore strillavano di paura strette alla fune. La spuma imbiancandomi i capelli mi susurrava: ti guarda, ti guarda.
«Ne ero sicura: quando sono uscita dal camerino era lì che mi aspettava. Molti giovani, i belli di Bologna, attendevano pure sulla piattaforma, collezione di scimmiotti più grandi che nei serragli ma in compenso assai meno graziosi. Ci camminavano dietro ridendo forte per farsi notare — imbecilli! badare a loro vicino a lei.
«Siamo giunte così agli scalini: mi sono scansata per lasciarla passare; ella mi ha risposto col medesimo gesto d'invito.
« — Oh! impossibile: mi è sfuggito.
« — Impossibile! Là gioventù e la bellezza non debbono mai cedere il passo.
«Ho arrossito senza muovermi. Che sciocca! non dovevo rispondere: Allora io passo la seconda?
«I scimmiotti ci guardavano: ella si è accorta della mia pena e mi ha offerto il braccio.