Nessun testimonio, nessuna speranza. La morte sola, orribile come l'aspetto di quella moltitudine turbitante, che si solleva da ogni parte e armata di pochi fucili rapiti in altre carneficine avventa già le prime palle. Sul drappello bianco il silenzio si stende come una tenebra.
Morire! L'Italia lontana non sa nulla di questo momento, l'Africa presente non lo comprende: solo la storia, che lo ha voluto, dovrà raccoglierlo; ma essa pure, divina memoria della vita, non potrà narrarne lo schianto del supremo ed improvviso dolore, mentre nessuno sopravviverà per confessarlo. Quel colle, arido e grigio, non è che un immenso altare, sul quale il sole africano chi sa da quanti secoli aspettava immobile ì vapori dell'imminente olocausto. Una reminiscenza indistinta dei più grandi sacrifici della storia si alza da tutte le coscienze, vacillando come le ombre di un crepuscolo oltre il quale fiammeggia la luce insolita di un altro giorno; uno spasimo di minime ed irresistibili contrazioni stringe i cuori che stanno per perdere tutti gli affetti e le memorie della vita.
Urrah! colonnello, fuoco!
Il drappello alto, allineato tuona: non è una battaglia, ma una tragedia. Gli eroi sono pallidi, bianchi come le statue e fermi del pari; il fumo della moschetteria che li avvolge sventola sulle loro teste come un'immensa bandiera, attraverso la quale il sole accende capricciosamente le iridi di tutti i vessilli del mondo. I loro movimenti sono ritmici, giacchè nella loro impassibilità l'orgoglio è succeduto alla speranza. Siccome non possono arrendersi, resistono con quel forte sentimento della morte che scoppia in ogni uomo, quando sente che la sua vita è già conchiusa e non difende più che la propria personalità.
E il fiotto nero dell'Africa si addensa, discende da tutti i colli, ondeggia e rugge. I cavalli vi nuotano furiosamente nitrendo, o vi scorrazzano invasati dinanzi come sulla ripa di un torrente che dilaghi. Un orribile tumulto vi copre il gemito supremo dei morenti e le strida dei feriti. Infatti, da tutti i suoi lembi si veggono uomini fuggire con altri uomini morti o moribondi sulle spalle, come naufraghi strappati ai suoi vortici, entro i quali terribili figure di donne infuriano confusamente tra il lampeggiamento delle armi e lo scintillio dei colori sventolanti su tutto quel nero. Non vi si distingue nè ordine nè forma: non è un esercito, non è un'orda, ma una moltitudine in una caccia, che l'agguato ha preparato e la strage deve compire. Hanno poche armi da fuoco e si avanzano carponi, balzando come le tigri, strisciando come i serpenti dietro ogni asperità del terreno, evitando il fuoco della moschetteria, che cade sovra di essi come una grandine regolare ma sempre più rada. Colla destrezza meravigliosa dei selvaggi, senza guida di capitani hanno largamente circuito quel colle e attendono che l'eroico manipolo abbia finito le cartuccie per slanciarsi all'assalto. Sarà come un soffio del Simoun, uno schianto d'uragano. La sicurezza della vittoria centuplica la ferocia della loro attesa, guardando quel drappello ancora allineato, bianco sul colle grigio, immobile sotto il sole e davanti alla morte.
Ma il fumo della moschetteria, giacchè le mitragliatrici si sono infrante ai primi tiri, non è più che un velo leggero sulla loro fronte rotto qua e là e macchiato di sangue.
Il terribile momento passa entro tutte le anime come un freddo di un altro mondo: sono inermi. I pochi che bruciano ancora le ultime cartuccie, sembrano con esse gettare un appello disperato ai compagni abbandonati come essi nei radi fortilizi di quel confine, o inerti a Massaua spiando sul mare il sorriso di una vela o di una bandiera italiana. Ma l'Italia è troppo lontana, oltre due mari, nell'incanto della sua eterna bellezza che le fa dimenticare persino i soldati morenti per lei sul primo lembo del deserto africano.
—Italia, Italia! è la loro suprema invocazione fu il grido supremo di sfida, col quale risposero all'immenso ruggito abissinio.
E disparvero.
Quel turbine nero li urtò aggravandosi sopra di loro come una nuvola, entro la quale non si distinse più nulla, ma nella quale l'ultimo gruppo che difendeva il colonnello, udì ancora il suo ultimo comando di salutare quelli che erano già morti: