Quei giovani se ne andarono e rimasi solo.
II.
Colla morte di Don Giovanni Verità un gran problema religioso si presentava alla riflessione. Garibaldi condannato dal papa era stato salvato da un prete, cui non si era osato scomunicare. Perchè? Questo prete morendo ricusava di abiurare il carattere di tutta la sua vita e il clero dopo avergli amministrato i sacramenti abbandonava il suo cadavere al popolo, che lo portava in trionfo. Tutto il suo piccolo paese, tutta la provincia, tutta l'Italia era piena del nome dell'eroico sacerdote: le persone più disparate per opinione e per nascita, per educazione e per indole convenivano commossi intorno alla sua bara, dalla donnina usa a scongiurare col rosario i terrori dell'inferno al vecchio garibaldino cresciuto nell'odio della religione che aveva per lunghi secoli assassinato la patria, dal magistrato pedantescamente devoto al governo, al giovane ribelle fremente nell'entusiasmo delle prime negazioni. E ognuno riconosceva un prete in Don Giovanni. Certo le interpretazioni di tale parola oscillavano e nelle frequenti clamorose discussioni pochi riuscivano ad intendersi; ma da tutte il suo carattere sacerdotale usciva radiante in una luce di trionfo. Grosse questioni vi tempestavano attorno: le coscienze n'erano agitate.
Perchè tutti coloro che si vantavano di non credere nei dogmi cattolici ammiravano entusiasticamente in un prete un fatto che centinaia di soldati garibaldini avevano talvolta compiuto in circostanze più difficili? Perchè gli altri non meno numerosi, che si confessavano cattolici, s'intenerivano all'eroismo di un sacerdote che salvando Garibaldi aveva disobbedito al papa ed era morto appellandosi a Dio dalla sua autorità? Su quale sentimento idee così discordi convenivano e in quale idea concordavano sentimenti così opposti?
Questa sintesi, che nessuno sapeva formulare, Don Giovanni l'aveva realizzata nella propria vita.
Non so come fosse nato e credo inutile saperlo. Della sua infanzia, della sua adolescenza, della sua prima educazione in seminario nessuno si è mai occupato: nella sua vita vera, che cominciò più tardi, questi antecedenti sono quasi senza valore. Don Giovanni non fu nè un apostata nè un convertito. Nessuno di quei terribili drammi religiosi, che Renan ormai vecchio si compiace a rivelare, scoppiò nella sua anima. Era nato di popolo e popolo rimase, visse e morì.
Era forse un ignorante, senza dubbio un ignaro.
Nè poetici entusiasmi nè mistiche elevazioni lo trassero al sacerdozio.
Nelle povere famiglie plebee come nelle minime famiglie borghesi l'allevamento di un prete rappresenta ancora la più facile e la meno dispendiosa delle speculazioni.
I seminarii accettano e educano i giovinetti per tre o quattrocento lire all'anno: le parrocchie, incredibilmente numerose in Italia, consumano un numero stragrande di preti, poi vi sono tutti gli altri uffici sacerdotali più o meno lucrosi. Il ragazzo diventato prete esce generalmente di casa portando seco metà della famiglia; la sua parrocchia è una specie d'eredità capitata nella casa.