No.

Non era vero, nè il cristianesimo nè il cattolicismo erano così. La redenzione di Cristo non poteva conchiudere all'oppressione del mondo per opera della sua chiesa. Una difficile e tremenda menzogna agiva dentro la tradizione divina. La storia ecclesiastica, che avrebbe dovuto essere la storia dell'ideale verso cui la storia umana piena di delitti e di catastrofi doveva costantemente sollevarsi, non era più stata, dai primi tempi della persecuzione e dell'assisa dei dogmi, quello che doveva. Il mondo da lei purificato l'aveva corrotta; filtri e lambicchi finiscono sempre così. I papi s'erano scannati fra loro, i cardinali li avevano venduti, gl'imperatori erano spesso riusciti ad assoggettarli; i preti, eredi di martiri, che avrebbero sempre dovuto aspirare al martirio, s'erano abbandonati alle cupidigie di ogni impero, e impotenti perchè il loro carattere sacro derivava da una amputazione del carattere umano, avevano finito col preferire le ricchezze alla gloria. Per conservare un minimo regno ottenuto da una falsa donazione, quasichè i regni potessero donarsi, difeso per secoli contro insurrezioni feudali e municipali, sempre negato dal popolo, non avevano dubitato di turbare la storia di tutte le genti. Possessori di beni immuni d'imposte, esenti da ogni obbligo civile, erano quindi diventati stranieri nel mondo, entro il quale per turbolenza di vizi avevano voluto discendere e sul quale avevano regnato nel nome dell'ideale. No; Roma, sede del papa perchè il cattolicismo è universale, non poteva e non doveva essere un feudo del pontefice prolungando nel mondo moderno l'errore della feudalità, che faceva risiedere la sovranità in un uomo invece che nella legge. Il cristianesimo non era monarchico; il mosaismo stesso non lo era stato che a malincuore e solamente di forma, poichè la legge non v'era fatta dal re. Perchè dunque il papa avrebbe un regno? Per la sua libertà? Ma un papa è sempre libero, perchè la religione è un fatto della coscienza; si può uccidere un papa, non dominarlo. E perchè egli temerebbe di morire per opera di coloro, che incapaci ancora di apprendere le divine verità del cristianesimo rappresentano gli eterni gentili, che il cristianesimo deve convertire? Una religione non deve essere sempre in istato di conquista, e nella conquista il vincitore non muore quasi sempre?

Che cosa era il cattolicismo nel cristianesimo? L'uniformità entro l'unità, mentre il protestantesimo e tutte le altre confessioni ne rappresentavano la varietà. Il cattolicismo era necessario al cristianesimo come la grande strada ai viottoli, che vi si immettono, ma a traverso le sinuosità di ogni curva l'una e gli altri miravano alla medesima meta.

Perchè dunque i papi volevano un regno puramente mondano e i preti cercavano sottrarsi ai pesi che la vita e la storia distribuiscono al resto degli uomini?

Ma a traverso tutte queste domande in lui ancora troppo torbide un'idea si faceva largo e splendeva.

Un prete doveva salvare Garibaldi.

Egli voleva essere quel prete.

Era tempo.

Da molti secoli Roma difendeva cogli anatemi i propri privilegi politici, ma perdonando fatalmente appena fossero del tutto perduti. Esenzioni dalle imposte, decime, immunità, gradi, uffici, tutte le forme politiche del cattolicismo nel medio evo erano state abbandonate da Roma dopo la più accanita difesa senza che coloro stessi, che li oppugnavano, credessero di uscire dal cattolicismo. E Roma non aveva osato ostinarsi nella contraria teorica. Invincibile nelle polemiche, aveva sempre creduto alle resistenze popolari contro i suoi privilegi mondani. Le discussioni filosofiche presto o tardi andavano a percuotere in un dogma incrollabile sfracellandovisi, e Roma allora le designava al mondo con una condanna: l'opposizione muta e sorda del popolo contro le sue esorbitanze di regno o i suoi eccessi di dottrine tendenti a pareggiare nella necessità della salvezza i precetti disciplinari ai dogmi fondamentali, l'avevano sempre costretta a rientrare lentamente in sè medesima.

Bisognava dunque agire invece di discutere, perchè le polemiche irritano e gli esempi confortano. In quel momento Roma papale rinnovava tutti gli errori de' suoi molti secoli di storia. Il papato ricomponendosi il trono sulle rovine della rivoluzione aveva bisogno della morte di Garibaldi; questi vivo, il popolo si ricorderebbe sempre della breve repubblica romana guardandone i triumviri o il generale e li stimerebbe sempre capaci di ricominciare. L'Austria accorsa in aiuto del papa aveva altrettanto bisogno di uccidere in essi l'idea della unità italiana. Gli ultimi casi della guerra si prestavano meravigliosamente a una fucilazione quasi irresponsabile per il governo; una pattuglia l'eseguiva, se ne riprovava magari l'uffiziale, premiandolo secretamente. Le monarchie e i ducati italiani ripristinati, folli di paura e d'egoismo reazionario, applaudirebbero: il popolo mal desto dalla rivoluzione, aggirato dalle calunnie, blandito negli interessi e nelle abitudini lascerebbe compiere il delitto, che una interpretazione vaticana avrebbe subito chiamato espiazione.