Don Giovanni si perdette alla prima svolta del sentiero.
Pio Nono era rimasto pensieroso. Amico di Don Giovanni e conoscendone le azioni, pensò tosto che quei due signori fossero due banditi, come si diceva nel linguaggio del popolo, ma importanti. V'era dunque un pericolo serio ad accompagnarli.
Ma Pio Nono era naturalmente coraggioso. I due tacevano; quello a piedi camminava alla testa del mulo. Pio Nono colla catena del capezzone nelle due mani stava indietro il più possibile e si faceva quasi trascinare per moderare l'andatura della bestia. Pensava fra sè inquieto:
—Piano, Garibaldi! gridò improvvisamente.
I due si voltarono.
—Garibaldi! ripetè Pio Nono dando uno strappone al mulo.
Garibaldi gli si avvicinò.
—Che cosa c'è? Mi avete chiamato?
—Chiamato? Che! È il mulo che non vuole andar piano. Don Giovanni mi ha pure detto di andare adagio. È il mulo, sa; ha quattr'anni, è troppo ardente. L'ho comprato due anni fa a Scaricalasino. Era grande come un porco, ma bello veh! Me lo sono fatto io. Gli ho messo sul groppone sino a due balle da quattrocento libbre l'una; pare una bugia a dirlo. E sa come me lo hanno battezzato? Indovini? ma già, ha sentito come lo chiamo; gli dicono Garibaldi.
—Ah! Garibaldi sorrise voltandosi al capitano Leggero.