—Da quanto tempo, questi domandò, chiamate così il vostro mulo?
—Oh! non è molto, da quando è incominciata la rivoluzione. Garibaldi è il migliore soldato, e il mio mulo è il miglior di tutti: non è vero tu, Garibaldi?
Si voltò alla bestia, scuotendo la catena. Il mulo s'impennò quasi.
—Piano, piano: vuoi proprio fare il Garibaldi? E dopo una pausa:
Anche lui chi sa dov'è, poveraccio!
L'accento di quest'ultima frase era così buono che Garibaldi commosso gli tese la mano.
—Che cosa vuole? rispose Pio Nono imbarazzato da quel gesto.
—Garibaldi sono io: vi stringo la mano, non posso ringraziarvi altrimenti.
E la voce e l'attitudine del Generale furono così epicamente semplici, che l'altro comprese di botto: e abbacinato, più incerto ancora dopo aver compreso, tremante di un sentimento inesplicabile allora e che neppure in seguito è mai riuscito a spiegarsi, lasciò sfuggirsi la catena.
—Eh via! Pio Nono, seguitò allegramente il Generale: non c'è da ridere piuttosto?
In quel momento riapparve Don Giovanni.