Forse, anzi senza forse, si aspettava a questo.

Ricusò, umile e fermo.

Gli amici repubblicani, che soppravennero, lo complimentarono colle solite frasi della incredulità sulla sua fermezza, e Don Giovanni sorrise ancora. Il suo spirito limpido coglieva meravigliosamente il doppio egoismo dei due partiti, che si disputavano la sua morte per farsene argomento di battaglia. Nullameno sereno ed austero non mise un lamento, non differenziò le due assistenze, che si contendevano il suo letto.

Senza dubbio vi furono incidenti dolorosamente comici fra gli addetti dei due partiti egualmente ammessi nella camera del moribondo, ma li ignoro, e coloro che vi assistettero non li confesseranno. Il vescovo rimase inflessibile e ricusò l'assoluzione; gli altri desideravano una morte da libero pensatore.

Prete e cattolico, Don Giovanni che voleva morire come aveva vissuto, sentendosi veramente vicino al gran passo, benchè avesse sempre taciuto operando in vita, comprese il dovere di parlare. La sua morte come la sua vita dovevano esprimere il medesimo principio: dettò questa dichiarazione.

Modigliana, addì 19 novembre 1885.

«Sono nato nella religione di Cristo e in essa desidero e intendo morire.

«Ho professato le sue massime, come quelle che furono fonte principale di tanta civiltà. Credo nella vera religione di Cristo, non in quella che è stata deturpata dal mondo e da' suoi ministri, che causa delle conseguenze derivate dalla loro ambizione, prepotenza e crudeltà, hanno fatto versare tanto sangue al mondo e specialmente alla patria nostra, e Dio nol voglia che per essi si sparga altro sangue e non ne venga l'estrema rovina all'Italia.

«Non sarebbe accaduto così, se i ministri della Chiesa e il loro capo avessero ricordato quei detti di Cristo:—Il mio regno non è di questa terra: date a Cesare ciò che è di Cesare.

«Non posso aggiungere altro perchè mi vengono meno le forze.